| Omelia (07-04-2012) |
| Paolo Curtaz |
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Commento su Marco 16,1-7 Quattro sono le notti della salvezza, secondo i rabbini. La notte della creazione che ha dato origine al Cosmo. La notte in cui un Dio misterioso chiamò un uomo, Abramo, a diventare il primo grande cercatore di Dio. La notte in cui un popolo di schiavi si liberò dall'oppressione degli egiziani e divenne un popolo di liberi. E l'ultima notte, quella della venuta del Messia, che nessuno sa quando arriverà. Ed è questa, quella notte. La notte in cui Dio ha resuscitato il suo figlio Gesù, lo ha restituito alla sua vera e definitiva natura, lo ha sciolto dall'abbraccio della morte. Sembrava tutto finito, ed invece è tutto cominciato in questa notte, la notte in cui Gesù è risorto dai morti. Ditelo a tutti, cercatori di Dio, gridatelo sui tetti! La morte non ha sconfitto Dio, non ha avuto l'ultima parola su di lui! Celebratelo con canti di gioia, con inni di grazie, meditate i suoi prodigi in questa notte, perché la morte non avrà mai l'ultima parola, nemmeno su di noi! Noi, figli del risorto, siamo qui a cantare la gioia che ci ha raggiunto, la notizia che da duemila anni stupisce e smuove: non cerchiamo fra i morti il crocefisso, non è qui, è risorto! |