| Omelia (22-04-2013) |
| Riccardo Ripoli |
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Io sono la porta delle pecore Spesso, rinchiusi nel recinto della vita, relegati in un angolo dai nostri problemi non vediamo l'ora di uscirne, di godere della libertà, di brucare felici fuori dall'ovile. Ed è giusto anelare ad avere la possibilità di muoverci in libertà ed autonomia, smettere di ricevere ciò che altri pensano sia giusto per noi e cercarci il cibo per conto nostro, decidere quale sia l'erba migliore per noi. Così quando qualcuno arriva ad aprirci siamo ben felici di seguirlo. Non ci facciamo molti problemi perché apertura significa libertà, ed essa è per noi fonte di gioia. Poco importa se il pertugio da quale veniamo fatti uscire sia o meno la porta, in cancello principale, l'importante è andare fuori. Ma dovremmo riflettere sul perché non veniamo fatti uscire dall'ingresso principale, perché la voce di chi ci chiama è così diversa dal solito e, sopratutto, renderci conto che uscendo da un'altra parte non sappiamo dove andremo, mentre se uscissimo dal cancello saremmo al sicuro con il pastore che sempre ci ha ricondotto a casa sani e salvi, protetti dai lupi famelici che altro non aspettano che approfittarsi di un nostro sbandamento. Così molti ragazzi che arrivano all'adolescienza idealizzano ogni forma di vita che non sia quella che passa attraverso un sacrificio. Molti abbandonano la scuola perché i loro amici dicono di farlo e passano giornate belle e spensierate al mare, a fumare, a divertirsi sessualmente, senza pensare al domani, senza riflettere sulle conseguenze della loro ingenuità. Genitori che li richiamano all'ordine, professori che li consigliano restano inascoltati perché il desiderio di inebriarsi di vita è troppo forte per loro. Molti sono coloro che, magari anche in buona fede, tentano di sottrarci alla nostra famiglia, al nostro ruolo nella società. Si mostrano come coloro che possono darci gioie e piaceri, ci illustrano un mondo dove ci sia gioia e nessun dolore. Ma la realtà è ben diversa dalla fantasia e prima o poi l'amore dell'amante svanisce ed arrivano i problemi, la bella vita spensierata finisce ed arriva la ricerca di un lavoro per mantenersi, il desiderio di avere un consiglio si fa prepotente ma nessuno ha la parola giusta per rinfrancare lo spirito ferito. E' indubbiamente faticoso attendere il pastore, passare dalla porta grande all'ora stabilita, andare sempre nello stesso prato a strappare l'erba, ma alla lunga tutto ciò avrà un senso, impareremo a conoscere la vita e riusciremo a cavalcare l'onda e a non farci travolgere, saremo sempre protetti dal pastore e potremo usare le armi dei valori e dei principi imparati con il Vangelo per fronteggiare i nostri nemici, coloro che vorrebbero mangiarci approfittandosi di noi e della nostra debolezza. Qualunque ragazzo scalpita per il desiderio di avere una propria vita indipendente, si schiera con chiunque gli prometta ciò che desidera, è pronto a rinunciare alla sicurezza in cambio di una vita che pensa possa essere migliore. Quanti vedono in altre famiglie la soluzione ai loro problemi, quanti credono che l'erba del vicino sia sempre più verde e si avvicinano a quel prato. Ma ogni pascolo ha l'erba buona e quella cattiva, ha i suoi problemi e lasciare una sicurezza per qualcosa che non si conosce può essere pericoloso. |