| Omelia (25-08-2002) |
| padre Paul Devreux |
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Mt 16,13-20 Questo Vangelo mi suggerisce due riflessioni: La prima è che è importante esporsi, come fa Pietro. Gli altri discepoli pensano la stessa cosa di Pietro, ma lui è l'unico che prende il rischio di parlare. Gli altri si comportano da pecoroni; se Pietro ci azzecca, diranno: "Lo pensavo anche io", se sbaglia si dissoceranno. Di fatto chi porta avanti il nostro mondo, sono le persone che come Pietro, parlano e fanno. Se lasciamo parlare chi non dovrebbe, la colpa di ciò che succede è anche di chi non ha parlato. Quindi, se le cose non vanno, non lamentiamoci; piuttosto responsabilizziamoci e proviamo a parlare anche noi. La seconda riflessione è che il fatto di parlare, di espormi come Pietro, riconoscendo l'importanza dell'altro per me, fa si che la mia vita e la mia identità cambiano. Faccio degli esempi: Se riconosco in una coppia i miei genitori, io sono figlio di qualcuno; se ammetto ad una persona che per me è importante tanto che desidero sposarla, la mia vita e la mia identità cambiano. Se riconosco in un bambino mio figlio, cambia tutta la mia vita. Simone riconosce in Gesù il Cristo, e diventa Pietro. Rivelando l'identità di Gesù, scopre la sua nuova identità. Devo dire che è stato cosi anche per me. Oggi chi è Gesù per me? Cosa porta di nuovo in questa giornata? |