Omelia (18-08-2002)
padre Paul Devreux
Mt.15,21-28

Gesù è andato all'estero per sfuggire la tensione che va crescendo intorno a lui.

Una donna gli chiede aiuto, e Gesù glie lo nega. Devo riconoscere che, a prima vista, questo comportamento di Gesù mi stupisce.

Questa donna grida tanto da infastidire i discepoli, i quali si mettono anche loro a pregare Gesù d'esaudirla, per poter stare in pace e non sentirla più.

Questa donna pretende la guarigione della figlia, direi che ordina a Gesù di guarirgli la figlia. E come chi ti viene a cercare quando è nel bisogno, e esige d'essere aiutato. Se non le aiuti subito, ti fanno sentire un mostro, poi, passata l'urgenza, spariscono.

Gesù aspetta affinché questa persona cambi atteggiamento e si renda conto che la vita, la salute, tutto è un dono, e non un diritto. Dio non ha debiti nei nostri confronti.

A volte sono come un bambino che ha ricevuto un giocattolo importante, come può essere la vita, e quando vedo che c'è qualche cosa che no va, vado da quello che me lo ha regalato e gli dico: "Me l'ha dato tu, adesso me lo ripari".

Il comportamento di Gesù porta i suoi frutti, e questa donna cambia atteggiamento rapidamente: Si prostra e chiede semplicemente aiuto, senza più pretenderlo ne spiegare a Gesù quello che deve fare. A quel punto, la guarigione della figlia sarà un dono, e non più un favore che è riuscita a strappare perché è brava a chiedere.

Quindi concludiamo dicendo che se all'inizio mi stupiva l'atteggiamento di Gesù, ora capisco che è la pretesa della donna che dovrebbe stupirmi.

Signore abbi pietà di me per quando ti giudico e pretendo. Ricordami sempre che tu sei il Padre, e che, se io sono figlio, non è per merito mio. Tutto è dono di Dio.