Omelia (13-02-2011)
Giovani Missioitalia
6 Domenica del T.O. (Anno A)

LA LEGGE E LA VITA DELL'ALTRO
Quando TOPY-TOP, una delle fabbriche tessili più estese del Perù, fu accusata di sfruttamento sistematico dei suoi dipendenti (orari, stipendi, condizioni di lavoro...) e di ostacolare la libera associazione sindacale, rispose dimostrando che agiva in stretta e scrupolosa osservanza delle leggi che regolano il lavoro. Tutto a posto, tutto a norme vigenti, possiamo continuare tranquilli, lo sfruttamento è nel totale rispetto delle leggi!
È sempre più facile seguire (raggirare?) una norma che impegna a condividere per amore. Gesù rappresenta una continuità e una rottura con la legge di Mosè. Non è contro la legge, la sua reazione è piuttosto contro le deformazioni che in essa hanno introdotto "scribi e farisei". La legge non serve a maltrattare i nostri fratelli sentendoci giusti, con la coscienza a posto. La legge è uno strumento per aiutarci a proteggere e promuovere la vita di tutti.
Il Regno che Gesù annuncia suppone la pratica della giustizia. Una giustizia non legale e formale, ma profonda e creativa. Il Signore ci dà qualche dritta, lo schema è sempre lo stesso: "Avete inteso che fu detto.... Ma io vi dico...", e approfondisce l'esigenza della norma.
Di tutte le parole, oggi mi ha colpito quella che Gesù dice nei versetti 23-24: "Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono".
Come fare a ricordarsi del fratello, contro il quale non ho nulla, (il problema è suo!) mentre sto celebrando col mio Signore? Eppure il nostro dono sull'altare non vale niente se dimentichiamo il fratello!
Il referente è l'altro, il fratello. Farne memoria, riconciliarci con lui significa rispettare i suoi diritti e aprirgli il nostro cuore attraverso gesti concreti.
Un giorno il buon Dio si trovò con Caino e gli chiese: "dov'è Abele, tuo fratello?" "Non lo so!", rispose Caino, "sono forse il custode di mio fratello?"
Ogni giorno, sempre, quando ci incontra il Signore ci chiede: Dov'è tuo fratello? Risponderemo con le parole di Caino il fratricida? Saprò dire dove si trova mio fratello? Sarò stato il suo custode?
Amare il Signore con tutto il cuore e il prossimo, il fratello, la sorella, come noi stessi sono i precetti con cui Gesù riassume tutta la legge e i profeti.
E le due norme sono una, come ci ricorda il testo del giudizio finale di Mt 25: ciò che avete fatto a uno dei miei fratelli, l'avete fatto a me!
Credere in Dio è scegliere con passione la vita, è condividere con Lui la preoccupazione e la cura degli esseri umani, è lottare continuamente per umanizzare il mondo come vuole Lui.
Un grande vescovo martire in Argentina, mons. Angelelli, soleva utilizzare questa immagine nella sua catechesi: Dio ci ha creati con 2 orecchie, una per ascoltare la parola della vita, la realtà, le allegrie, le sofferenze della gente; l'altra per ascoltare la parola di Dio, il suo sogno, la sua esigenza di amore e giustizia. Essere cristiani è far funzionare con equilibrio queste due orecchie, e agire di conseguenza. Il prevalere di una delle due non fa altro che generare una distorsione, non possiamo amare Dio se non amiamo il fratello.

DOMANDE O PROVOCAZIONI?

  • Nella nostra giornata: Quando facciamo memoria dell'altro? che gesti e parole ci dicono che siamo custodi del fratello o sorella, che li portiamo nel cuore?
  • Gesù ci invita a uscire da noi stessi e concentrarci sugli altri. Alla luce di questa esigenza: cosa ci dice la frase "chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà?"


Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento di Gilberto Longoni, della Comunidad Santo Espíritu, Perù, al Vangelo della 6 Domenica del T.O., anno A.