| Omelia (27-03-2011) |
| Giovani Missioitalia |
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Lasciare la brocca Ma quando coloro che vogliono portare Cristo alle genti e le genti a Cristo impareranno a farlo secondo il metodo di Gesù? Questa domenica il Vangelo ci propone una profonda riflessione del messaggio cristiano, un messaggio per l'intera persona umana, incontrata dove essa vive e non intrappolata nel quotidiano. Quella donna al pozzo, quella persona fatta diventare nemica dalle creazioni religiose umane, è rappresentativa di tutta l'umanità. E Dio l'aspetta al varco. L'aspetta nella vita di ogni giorno, con le preoccupazione dell'acqua e della stanchezza, con le preoccupazioni della sicurezza e dell'innamoramento. "Dammi da bere". Così comincia il dialogo tra Dio e l'umanità, con una richiesta umana, nella debolezza umana. Gesù non predica, non critica, non fa la morale a quella donna che certamente aveva una vita difficile. Dio la incontra nella sua ricerca di felicità compassionevolmente. Dio la vuole felice, le offre un'acqua che le toglierà la sete di essere amata per sempre. Ad una riunione di clero di alcuni giorni fa un missionario della Diocesi dove opero è venuto fuori con questa proposta per poter riportare all'ovile le pecorelle in cerca di altre acque: "Dobbiamo predicare di più sull'inferno!" Sono rimasto atterrito dalla sicurezza con cui il metodo veniva proposto. Mi domando se questa è la prassi giusta, la tecnica di Gesù, il primo missionario del Padre. A quel pozzo Dio insegna ad avvicinare le persone nel modo più tenero possibile, senza giudizio, con una sola preoccupazione: farsi conoscere per essere posseduto e così soddisfare le profonde richieste dell'umanità. C'è un'altra aspetto di questa storia che mi interessa. Dall'incontro personale col Messia nasce la vocazione missionaria: Gesù non sceglie tra i "gigli" coloro che devono essere i suoi testimoni; tutti possono diventare missionari come lui, anche una donna che ha avuto cinque mariti e quello che ha non è suo marito, è chiamata a portare la buona novella a coloro che attendono l'inviato che libera, l'acqua viva che toglie la sete che Dio ha posto nello spirito umano. Sono stanco di giudicare. Sono stanco di dire chi sono i buoni e chi i cattivi, sono stanco di dividere l'umanità secondo i miei criteri morali, stanco di vedere vendere Cristo a coloro che hanno appagato la loro sete nei cortili chiusi dei gentili mentre siamo circondati da milioni di persone assetate e affamate di giustizia che non sanno più a chi rivolgersi per accedere all'acqua della felicità. Signore dammi tempo di sedere ai pozzi dove l'umanità arriva stanca, sfiduciata, giudicata e arsa dal desiderio di avere accesso all'acqua viva che dona la gioia. Dammi il coraggio di lasciare la brocca della sicurezza e di mettermi in moto per portare la notizia che tu sei la persona che ridona la speranza dell'amore all'umanità. Dammi tempo di dire all'umanità che l'atteso è giunto ed è al pozzo ad aspettarli, che è lì per stare dalla loro parte, senza giudicare, che è venuto solo perché tutti avessero la vita, una vita abbondante, quella che l'umanità brama, assetata di un'acqua che zampilla nella vita eterna. DOMANDE O PROVOCAZIONI?
Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento di Padre Ciro Biondi, PIME, dalla Papua Nuova Guinea, al Vangelo della 3 Domenica di Quaresima., anno A. |