| Omelia (03-04-2011) |
| Giovani Missioitalia |
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4 Domenica di Quaresima (Anno A) Oggi il Signore parla a coloro che "si considerano giusti". Parla a noi che viviamo "dentro" la chiesa, sacerdoti, religiosi, laici impegnati, catechisti, missionari, che magari, più o meno consciamente, ci sentiamo "a posto", già salvi non per l'amore di Dio ma per le nostre opere, il nostro impegno. Grazie ai nostri sforzi crediamo di esserci guadagnati il paradiso. In fondo sono un buon cristiano, sono una buona cristiana, vado alla messa, ho molti impegni in parrocchia, sono sulla strada giusta per conquistare la vita eterna e soprattutto il rispetto e l'ammirazione degli altri. Ma mentre guardo in faccia all'altare a testa alta, alle mie spalle c'è chi può mettere in discussione tutto il mio modo di vivere, il mio rapporto con Dio. Quel crocifisso, che guardo a testa alta, mi indica il portone della chiesa, mi costringe a guardare coloro che nella debolezza, nella contraddizione, nelle sofferenze del peccato, si sentono lontani e inadeguati, gli ultimi fra gli uomini a meritare la grazia e il perdono. Ma la grazia non si ottiene per merito e il perdono non si guadagna, il Padre ce li offre ogni giorno a piene mani, in abbondanza, solo per amore. E se pensiamo di esserceli meritati è solo un abbaglio. Il punto è riconoscersi o meno bisognosi del perdono paterno, la differenza fra il fariseo e il peccatore non sta negli occhi di Dio, sono entrambi figli amati, ma sta nel loro diverso modo di sentirsi figli: il primo non ricerca più il Padre ma si affida solo a se stesso, il secondo è un figlio che ricerca con sofferenza l'abbraccio di Dio perché non può più contare sulle sue deboli forze. E paradossalmente il peccato diventa il luogo dell'incontro con Dio: il Signore ci viene a cercare mentre siamo fragili e incoerenti e ci solleva dalla disperazione per offrirci amore e dignità nuova. DOMANDE O PROVOCAZIONI?
Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento di Giulia Pieri, dal Mozambico, al Vangelo della 4 Domenica di Quaresima, anno A. |