| Omelia (17-04-2011) |
| Giovani Missioitalia |
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Commento su Matteo 21,1-11 Siamo alla fine del cammino di Gesù su questa terra. Tanta era stata la fatica di far comprendere a tutti il vero volto di Dio attraverso la Sua testimonianza, ma la gente ancora non aveva capito. Ci verrebbe da dire: - Certo che a quel tempo erano proprio duri! - Ma siamo proprio sicuri che noi oggi ci saremmo comportati diversamente? Se ti fa comodo pensare un Dio che ti aggiusta la vita, accendi la candela e l'esame ti va bene, un po' di acqua benedetta e la salute è assicurata, stai osannando anche tu il figlio di Davide, non il Figlio di Dio. In poche parole stai adorando un altro Dio, che non è quello di Gesù Cristo. Il Dio che è venuto a rivelarci Gesù è un Dio che non usa la forza, il potere, non è venuto per sottometterci al suo volere, ma usa la debolezza dell'Amore, ci lascia liberi di scegliere Lui o chiunque altro; come il padre misericordioso, ci lascia andare, liberi di fare la nostra vita lontano da lui, ma tiene sempre lo sguardo fisso sulla strada sperando di vederci tornare per poterci riabbracciare senza chiederci niente, pronto a fare festa per noi. Il nostro Dio non nasce in un grande palazzo, da genitori ricchi, ma sceglie di nascere in un'umile grotta, dentro una mangiatoia e si fa riconoscere dalle persone semplici, come i pastori. Non si contorna di gente colta e altolocata, ma sceglie gli ultimi, i più bisognosi, perché sono quelli più oppressi, più schiacciati dal potere, ma sono anche quelli che più hanno accolto la sua Parola di salvezza. Per coronare una vita vissuta in questo modo, sceglie di entrare in Gerusalemme cavalcando un'asina. E la gente continua a non capire perché un comportamento così è fuori dalla mentalità comune, anche dalla nostra. Quante volte scegliamo di essere dalla parte di chi non ha voce, del disabile, dell'anziano, dello straniero, rispondendo ai loro bisogni e non imponendo un aiuto a modo nostro? E cosa dire quando, invece di vivere sobriamente, accontentandoci di quel che abbiamo in comunione con i poveri della terra, cerchiamo di accumulare sempre più e ci circondiamo di oggetti inutili che riempiono le mensole delle nostre case, adorando il Dio denaro? Allora ci potremmo chiedere: - Come possiamo fare perché questa maniera di pensare diventi anche la nostra? - Trovandoci settimanalmente a riflettere sul brano di vangelo della domenica, in piccoli gruppi nelle case. E' lì che, mese dopo mese, anno dopo anno, si impara a conoscere Gesù per come veramente è e, senza quasi accorgersene, ci troveremo trasformati con una nuova mentalità, sempre più somiglianti a Lui e pronti anche noi ad amare fino a dare la nostra vita perché l'altro abbia la Vita. DOMANDE E PROVOCAZIONI
Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento della Fraternità di San Bernardino, Italia, al Vangelo della Domenica delle Palme, anno A. |