Omelia (08-05-2011)
Giovani Missioitalia
3 Domenica di Pasqua (Anno A)

SULLA STRADA VERSO EMMAUS

- Andiamo, cammina, sta facendo buio
- Sono stanca Cleopa, mi dolgono i piedi. E poi cos'hai da correre tanto?
- Voglio tornare a casa e dimenticare tutto
- Eh... dimenticare. Non dovevamo nemmeno iniziare... che cosa credevamo poi
- Veramente sei stata tu a trascinarmi in questa storia, io stavo bene come stavo, ma tu hai iniziato a dire che ti aveva chiamato a seguirlo e che dovevamo andare, sembravi un cerbiatto in gabbia, che dovevo fare?
- Ah! Ora è colpa mia! Ma io ti ho visto quando eri con lui! Cleopa, sembravi un altro uomo, eri disposto a seguirlo in capo al mondo... hai creduto in lui quanto me
- Ci ho creduto, è vero e sono stato uno stupido. Non so come ho fatto a farmi convincere da una donna
- Ma non ti ho convinto io! Hai ascoltato le sue parole, lo hai sentito quando ci prometteva che non sarebbe finito niente e che il grande regno si sarebbe instaurato!
- E ora guardaci, come due bambini impauriti che non sanno dove andare
- Ti confesso una cosa Cleopa. Sono arrabbiata con lui. Perché ci ha tradito? Lui non doveva morire così, non poteva! Un giorno ci promise che se avessimo lasciato tutto per lui avremmo ricevuto cento volte tanto, in quel momento ebbi la certezza che quella era la strada giusta per me, per noi. Ero certa che con lui vicino saremmo stati felici, che ogni giorno vissuto avrebbe avuto un senso
- Non piangere, ti prego. In qualche modo ricominceremo
- Tutto mi sembra ridicolo, anche tu, con quel tuo fare da uomo forte che non accetta sconfitte
- Abbassa la voce e smettila di gridare, non sai quello che dici
- Certo, io non capisco mai niente vero?
- Alzati da terra dai, prendi la mia mano
- Non ce la faccio Cleopa, non so nemmeno perché stiamo tornando a Emmaus
- Perché lì c'è la nostra casa e da lì ripartiremo
- Ma non voglio tornare alla vita di prima...
- Non abbiamo altro. Forza, cammina, siamo solo a metà strada
- Shhh! Parla piano, quello straniero ci sta guardando
- Si avvicina
- Pace a voi. Vi ho sentito parlare, siete tristi, disperati, che cosa è successo?
- Ma da dove vieni forestiero? Solo tu non lo sai!
- Shhh! Fai silenzio e lascia parlare me. Gesù il nazareno, che è stato un profeta grande in parole e opere, che è stato nostro amico e maestro, sul quale abbiamo scommesso tutta la nostra vita, è morto. Lo hanno ucciso come un criminale, su quel legno che mi vergogno a dirlo e non posso sopportarne il ricordo.


Quest'uomo cammina con noi lentamente su questa strada verso Emmaus. Guardo il tramonto rosso che si scioglie davanti a noi e i miei occhi scivolano sull'ombra del forestiero che si slancia verso casa.
Che uomo strano. All'inizio ho avuto quasi paura. Ci ha chiesto cosa fosse successo, ma pare che lo sappia bene, forse non viene da così lontano, perché parla e ci racconta la Scrittura e ci dipinge davanti agli occhi un Gesù che non avevamo capito. Un Gesù predicato dai profeti e atteso da sempre in Israele.
I suoni accesi della sua voce vibrano dentro di me, le sue parole mi punzecchiano come spilli, mi torturano, perché Gesù è morto e non voglio continuare a parlarne.
Vorrei dirgli di lasciarci in pace, di non battere i chiodi sul nostro dolore, ma la sua voce mi attrae e se chiudo gli occhi e mi lascio andare, mi sembra quasi che Gesù sia qui con noi su questa strada.
Cleopa, accanto a me, cammina a testa bassa e lo ascolta. Le sue mani dietro la schiena tremano leggermente. Chissà se prova quello che sto provando io.
Ecco la nostra casa, siamo arrivati.

- No! Non andartene, è quasi buio e la notte è pericolosa. Ti prego rimani con
noi stasera. È tanto tempo che non torniamo a casa, ma qualcosa mangeremo insieme. Ecco, sedetevi qui. Accenderò un fuoco e preparerò del pane, ho qualche fico nella dispensa e del vino, che tengo da parte per le grandi occasioni. Per noi è una gioia averti qui, io e Cleopa saremmo stati soli stasera, in questa casa fredda. Ma il tuo arrivo, straniero, ci scalda, ci fa bene. Farò presto, aspettate, bevete un po' e riposatevi.


Alla luce di questa candela siamo seduti noi tre fra le mura di casa mia. Quest'uomo prende fra le mani il pane che ho preparato, lo benedice, lo spezza in tre parti perché sia condiviso. Questo pane è caldo fra le mani e nella bocca, lo assaporiamo, ci nutre e ci scalda il cuore. Siamo una persona sola intorno a questa tavola e provo la stessa sensazione che ho vissuto nell'ultima cena fatta con Gesù, prima della sua morte.
Quella sera eravamo in molti intorno alla mensa, ma ricordo di essermi sentita in famiglia, e parlavamo e ridevamo con una confidenza e una libertà che nasceva dal sentirsi accolti l'un l'altro e amati. Anche questa sera ci raccontiamo e ridiamo e stringiamo una comunione così forte che ci anima e ci dà forza.
Dopo giorni di dolore e paura siamo ancora capaci di sorridere intorno a un pane spezzato.
Ci ritroviamo io e Cleopa mano nella mano a guardarci negli occhi. Ci siamo visti bambini e poi, giorno dopo giorno, ci siamo guardati crescere e diventare uomo e donna, marito e moglie.
Siamo soli adesso, io e lui.


- Cleopa, era lui! Non so come sia successo, ma era lui, lo so. Era in questa casa, qui con noi! Questo calore che sento, questa sensazione di essere rinata è quello che mi mancava sulla strada del ritorno e ora l'ho ritrovata.
- Lo so, era lui. E ora che facciamo?
- Andiamo Cleopa, alzati. In Gerusalemme i nostri compagni saranno ancora nel dolore per la sua morte, forse non credono ancora che è risorto, bisogna correre e tornare là per avvertirli!


In questo vortice di parole ed emozioni, ci fermiamo uno davanti all'altro e ci fissiamo in silenzio.
Cleopa inizia a ridere forte e poi si inginocchia a terra e quel suo riso si trasforma in pianto.
Mi inginocchio accanto a lui e lo abbraccio. Rimaniamo a terra per fermare quel momento, per dipingere il nostro quadro di liberazione, per partorire insieme tutta la gioia possibile a un uomo e a una donna.
Siamo due partorienti che gridano nella fatica di credere all'impossibile, nello spasimo di guardare oltre la morte.
Ci ritroviamo abbracciati, sfiniti e rinati perché la risurrezione ha vinto su di noi e ci siamo abbandonati alla vita nuova.
Cleopa mi accarezza e ritrovo nelle sue mani l'emozione del nostro primo incontro.

- Indossa una veste pesante, è notte e l'aria e più fredda, ma hai ragione non possiamo aspettare. Andiamo, dammi la mano.
- È strano come la stessa strada possa sembrare così diversa, poche ore fa camminavamo nel pianto, urlandoci addosso rabbia e delusione, incolpandoci a vicenda per una vita creduta persa. E ora quasi corriamo, alla luce di questa luna chiara che ci tiene compagnia, dimenticando la stanchezza. E i nostri piedi si fanno messaggeri gioiosi di resurrezione!
- Sei pronta ora a ricominciare con me?
- Si, sono pronta. E questa volta non torneremo indietro, se lui è con noi, vivo, per tutta la vita cammineremo insieme di città in città, ad annunciare a tutti che lo abbiamo incontrato.


Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento di Giulia Pieri, dal Mozambico, al Vangelo della 3 Domenica di Pasqua, anno A.