| Omelia (22-05-2011) |
| Giovani Missioitalia |
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5 Domenica di Pasqua (Anno A) Gesù ancora per poco starà con i suoi discepoli e in questo brano traspare, da una parte la preoccupazione di sapere che fra poco dovrà lasciarli e dall'altra la difficoltà di far capire loro che invece non resteranno soli, che con la Sua morte non sarà finito tutto, ma sarà l'inizio di una nuova era: saranno loro i missionari, mandati ad annunciare il Suo amore a tutti gli uomini. Non è facile con parole umane, far comprendere un concetto divino, neppure per Gesù perché ogni volta i discepoli stentano a capire. E lo è anche per noi oggi: lo stare con Gesù, il riflettere la Sua Parola di vita, ci dovrebbe, nel tempo, aiutare ad abbandonarci a Lui, ad avere fiducia che qualsiasi cosa accada, Dio non ci lascerà cadere nel vuoto MAI, ma ci sosterrà con il Suo amore. Come possiamo credere questo? Guardando la vita di Gesù che ci trasmettono i 4 evangelisti, vediamo che il Suo cammino in questa terra è stato un susseguirsi di relazioni accompagnate da uno spiccato interesse per il bene dell'uomo, la sua rinascita sia nel corpo che nello spirito. Se prendessimo consapevolezza che questo è avvenuto anche per noi, che siamo stati salvati, presi per mano e risanati da Lui nel corpo e nello spirito, dovremmo sprizzare gioia da tutti i pori, gridare GRAZIE a squarciagola. E come essere riconoscenti allora a Dio per tutto questo AMORE dato gratuitamente senza merito? Andando per le strade seguendo Gesù che è via, annunciando a nostra volta questo infinito Amore con il servizio verso i fratelli perché sono le opere che parlano, non le parole, sono i fatti che testimoniano il nostro essere discepoli, non le chiacchiere. "E chi crede in Lui - cioè aderisce totalmente alla Sua parola - «compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre», dice Gesù. Questo ha dell'incredibile! Come è possibile compiere opere più grandi di Dio? Perché se vivi la tua vita mettendo al centro la verità, che è Dio stesso, la Sua mentalità e ti metti al servizio del prossimo, Dio prenderà dimora presso di te. Ecco che come San Paolo potrai anche tu dire: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me". DOMANDE E PROVOCAZIONI
Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento della Fraternità di San Bernardino, Italia, al Vangelo della 5 Domenica di Pasqua, anno A. |