| Omelia (10-07-2011) |
| Giovani Missioitalia |
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Parabola del seminatore IL SEME SPARSO NELLA TERRA: LA PAROLA DEL REGNO Questa domenica, nella mia nuova terra, la Papua Nuova Guinea, celebriamo la festa dell'unico beato di questo popolo che accolse la Parola e continua a spargerla per costruire il futuro della sua gente nella speranza della salvezza. Si chiamava Pietro ToRot, era il figlio del capo del villaggio che i primi missionari stavano evangelizzando. Siamo agli inizi del ventesimo secolo. I missionari capiscono che Pietro ha accolto pienamente il seme della Verità, lo vogliono preparare a diventare un ministro del Vangelo. Chiedono al padre di lasciare che suo figlio diventi sacerdote, il padre risponde: "è troppo presto per noi, forse il figlio di suo figlio". Le parole del papà di Pietro sono diventate realtà: il figlio della figlia di Pietro ToRot ora è uno dei vescovi della Chiesa in Papua Nuova Guinea. Pietro ToRot diventerà il catechista più efficace di tutta la missione. Si sposa, ha dei figli e diventa il modello della famiglia cristiana. L'invasione da parte delle truppe giapponesi della Papua Nuova Guinea nel 1942 lo trova pronto a prendere il posto di tutti i missionari uccisi e incarcerati. Comincia per Pietro il tempo pieno per la semina della Parola; lascia cadere il seme di Cristo in ogni angolo della sua tribù, diventa il punto di riferimento di tutte le giovani comunità cristiane. Le truppe giapponesi si rendono conto che il suo impegno per il Vangelo è il modo più efficace per resistere alla violenza, all'ingiustizia e all'odio. Gli ordinano di tacere, di non andare più nei villaggi a predicare e a battezzare, di non difendere il matrimonio cristiano e la famiglia. Pietro non obbedisce, viene incarcerato più volte fino al giorno in cui si decide di farlo tacere per sempre. Viene ucciso con una iniezione letale in carcere il 7 luglio 1945. Alla moglie che era andata a visitarlo nella prigione il giorno prima chiese una sola cosa: "portami il crocifisso". Sa che quello è il solo modo per diventare vivente: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto" (Gv 1,24). Il Seminatore prima di lasciar cadere la Parola deve fare di questo mondo il campo buono, fare della terra lo spazio del Regno dove potrà fiorire la giustizia, la pace e l'amore al cento per cento. Il Beato Pietro ToRot fu chiamato alla grazia del martirio perché lavorò incessantemente per il suo popolo, senza paura, senza esitazioni, con lo sguardo e il cuore fissi in Colui che fu mandato a fare nuove tutte le cose. Non c'è evangelizzazione senza effusione di sangue, senza essere piantati nella terra, senza diventare parte di essa, senza fecondarla con la propria vita. I piedi e il cuore del seminatore devono essere immersi nella terra, con ogni tipo di terra; ci sono troppi "pensatori" nei laboratori dell'evangelizzazione, ci spargono troppe "parole" accondiscendenti invece dell'unica Parola che come una spada a doppio taglio scende fino nel midollo dell'essere umano e lo vivifica. La Parola eterna che portò all'esistenza dal nulla tutte le cose, la Parola di Dio che sta liberando l'universo dalla schiavitù della corruzione del peccato, la Parola che divenne carne porterà a compimento il sogno di Dio: fare dell'umanità e tutta la creazione partecipi della gloria divina. È tempo di uscire a seminare, il mondo attende con diritto di essere seminato, la terra è pronta a lasciarsi purificare e rinnovare dal sangue dei discepoli dell'agnello immolato. Lasciamoci gettare nel mondo come seme che porta in sé la vita solo se è capace di morire! Diveniamo parola tra Dio e l'umanità ad ogni costo, diveniamo strumento di dialogo perché l'amore di Dio sia conosciuto e contraccambiato. DOMANDE O PROVOCAZIONI?
Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento di Padre Ciro Biondi, PIME, dalla Papua Nuova Guinea, al Vangelo della 15ima domenica del T.O., anno A. |