| Omelia (09-10-2011) |
| Giovani Missioitalia |
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Il banchetto di nozze Leggendo questo brano del Vangelo di Matteo mi vengono in mente tre immagini. La prima è quella di una sala vuota, preparata per una festa alla quale nessuno partecipa. Eppure era un dono! Non c'era nessun biglietto d'ingresso. Così sembra di vedere un Dio inascoltato e ignorato che sogna una reggia piena di volti felici e di canti. Si perché neanche Dio può restare solo. Il suo è come un esodo perenne in cerca dell'uomo, un Dio che ha bisogno di dare per essere Dio, che dall'eternità celebra il rito dell'amicizia: «Andate per le strade e quelli che troverete, buoni e cattivi, chiamateli». Disposto perfino a stare in compagnia di gente non all'altezza, inadatta, sbagliata o cattiva. E noi che credevamo che accanto a Dio potessero sedere solo i buoni, i senza peccato, i puri, i meritevoli. No, Dio non si merita, si accoglie! E' Lui stesso che si dona gratuitamente! «E la sala si riempì di commensali». Il paradiso non è pieno di santi, ma di peccatori perdonati, di gente come noi. La seconda immagine è quella delle strade. Se il dono non è accolto e le case si chiudono, il Signore apre strade lungo le siepi. Sono le strade percorse dai servi, ma prima ancora dagli invitati che se ne vanno al proprio campo e ai propri affari. La strada è il simbolo della libertà delle scelte: alcuni le percorrono verso la festa, altri verso i campi e gli affari. In queste poche parole è nascosto il motivo del rifiuto: gli invitati sono troppo impegnati per avere il tempo di vivere, seguono una logica mercantile e contabile, estranea alla gratuità del tempo e del dono. Così siamo noi: pronti a dare a Dio qualcosa in cambio di qualcos'altro (preghiere in cambio di aiuto) ma non a dare e ricevere gratuitamente amicizia. Non ad amare ed essere riamati. La terza immagine è quella dell'abito nuziale. L'uomo che non l'ha indossato non è peggiore degli altri, infatti buoni e cattivi si confondono nella sala stracolma ma lui no. E' isolato, separato, solo, non può godere la festa perché non porta il suo contributo di bellezza. Forse quell'uomo non ha creduto al re: non è possibile che un re inviti a palazzo straccioni e vagabondi. Ha la mentalità di quelli che hanno rifiutato, è lì come se fosse altrove. È il dramma dell'uomo che si è sbagliato su Dio, che non immagina un Regno fatto di festa, convivialità, godimento. Cos'è l'abito nuziale? È Cristo: «rivestitevi di Cristo», passare la vita a vestirci e rivestirci di Cristo, dei suoi gesti e dei suoi doni. |