| Omelia (11-12-2011) |
| mons. Roberto Brunelli |
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Nella crisi un invito alla gioia Torna oggi, presentata quasi negli stessi termini di domenica scorsa, la figura della "voce che grida nel deserto" per invitare a prepararsi all'avvento del Messia (Giovanni 1,6-8.19-28). Il Battista è uno dei due personaggi (l'altro è Maria, alla quale è appena stata dedicata una festa e della quale sentiremo parlare domenica prossima) che campeggiano nella liturgia di questo periodo, ciascuno con una propria fisionomia. Tra gli aspetti che caratterizzano lui spicca l'austerità, in inatteso contrasto con le altre letture, tra le quali serpeggia un ben diverso tema. "Lo spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri... Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio" proclama la prima lettura (Isaia 61,1-11), cui fa eco il salmo responsoriale: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore" (Luca 1,46-54), e sulla stessa lunghezza d'onda è la seconda lettura (1Tessalonicesi 5,16-24): "Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie". Il tema comune è dunque la gioia, e a prima vista lo si direbbe il meno appropriato in questa domenica, qualche giorno appena dopo le severe misure economiche adottate dal governo, di cui tutti, in varia misura, risentiremo. In realtà il tema è valido anche oggi, perché trascende le contingenze, si colloca su un piano diverso da quello che tocca il portafogli. Pur auspicando che, per superare la presente crisi, governo e parlamento vogliano e sappiano trovare le vie meno traumatiche e più eque, non si può dimenticare la comune esperienza: difficoltà - economiche, di salute, nei rapporti con gli altri - ce ne sono sempre e per tutti. Ma esse non esauriscono la vita, che conosce anche dimensioni positive, quali l'amicizia, gli affetti e in genere tutte le buone e sane soddisfazioni. Le letture di oggi, con l'insistente richiamo alla letizia portata sino all'esultanza, invitano a scoprire e valorizzare un'altra dimensione positiva della vita, la più importante perché si prolunga addirittura oltre la dimensione terrena. Io gioisco, la mia anima esulta nel mio Dio, dice Isaia, "perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli": vale a dire, io sono oggetto delle attenzioni di Dio, il quale mi dona quella salvezza per cui io non sono condannato a trascorrere il resto dei miei giorni nei bassi orizzonti dei miei guai, o peggio nella palude delle mie colpe. Egli fa per me quello che solo lui può fare: mi perdona, mi trasforma, mi rende giusto, mi spalanca porte e finestre che si affacciano sul giardino della serenità interiore e mi consentono di proiettare lo sguardo verso l'infinito. Mi fa bello, come gli sposi nel giorno delle nozze: mi fa indossare la fulgida veste della salvezza e il trionfale mantello della giustizia, e (secondo gli usi del tempo) mi adorna con il diadema, come un re, o di gioielli, come una regina. Il riferimento agli sposi qui è appena accennato, ma basta a richiamare gli altri passi della Scrittura in cui il vincolo nuziale è assunto a simbolo del rapporto tra Dio e l'uomo. Pur non avendo bisogno di nulla e di nessuno, Dio non ignora né trascura l'uomo che ha fatto a sua immagine e somiglianza; anzi vuole stringere con lui un tale vincolo di intimità, quale solo l'intimità coniugale può lasciar intuire. Per questo ha voluto redimere l'umanità: l'ha trovata coperta di stracci, e nel suo amore l'ha ripulita, rivestita, adornata; l'ha sollevata sino a sé, l'ha chiamata a condividere la sua stessa vita. Ecco perché, malgrado le (passeggere) difficoltà terrene, sussistono tutte le ragioni per accogliere gli inviti che si rincorrono nelle letture di oggi. |