| Omelia (04-08-2002) |
| don Romeo Maggioni |
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Date loro voi stessi da mangiare La parola di Dio si apre oggi con un richiamo potente: "Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia?". E' provocazione o realismo denunciare lo spreco di risorse che si fa d'estate in vacanza per molte cose che non saziano, che non ritemprano le energie, ma che distraggono e impoveriscono l'uomo nei suoi più veri valori? L'invito è a cercare altrove: "O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente. Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti". E' Dio che ci sollecita a ricercare in Lui ciò che sazia veramente il cuore dell'uomo. "Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete". In questo senso, come segno del dono di Dio che sazia, va letto l'episodio di Gesù che moltiplica i pani. 1) GESU', IL PANE VIVO Stranamente, le Beatitudini sono non per chi è sazio, ma per chi "ha fame e sete di giustizia" (Mt 5,6). "Guai a voi che ora siete sazi" (Lc 6,25). Viviamo una cultura che cerca di rendere l'uomo sazio di cose, soffocando in lui gli aneliti più alti e profondi verso Dio. E però, nonostante lo scintillio degli spot pubblicitari, non si può dire che ci sia più sazietà interiore, serenità e gioia!"Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4). Ogni uomo insegue brandelli di verità, giustizia, felicità..., perché rincorre la verità, la giustizia, la felicità totale: perché del tutto, dell'infinito, dell'eterno egli ha fame, cioè di Dio! Dio stesso così ci ha strutturati, e predestinati. "Noi ci saremmo accontentati di tre locali più servizi, mentre il Signore ci ha preparato le eterne praterie del cielo". E' Dio la nostra sazietà, e l'uomo lo va cercando "come a tentoni se mai arrivi a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi" (At 17,27). In questa ricerca, Dio, nella Bibbia, s'è come messo a fianco dell'uomo, acutizzando la fame e indirizzandone la mira giusta. Oggi il vangelo proclama che finalmente quella fame può essere saziata perché, in Cristo, Dio ha preparato il banchetto definitivo e vero nel quale tutti gli uomini lo possono incontrare. "Io sono il pane vivo disceso dal cielo, chi mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,51). Cristo è la massima autorivelazione e autocomunicazione di Dio all'uomo, per la sua pienezza di vita, terrena ed eterna. La moltiplicazione dei pani, disponibili per tutti, fino all'avanzo, è il segno del dono completo di Dio, dei beni messianici promessi, e anticipo del futuro banchetto dei Regno dei cieli "dove, in verità vi dico, Dio stesso si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli" (Lc 12,37). Gesù ha voluto andare oltre: alla proclamazione, ha fatto seguire lo strumento concreto - noi diciamo il segno efficace, il sacramento - di questa comunione: il banchetto eucaristico nel quale realmente è contenuto e comunicato tutto l'alimento che Dio può offrire per la sazietà dell'uomo. Il racconto di Matteo oggi vi fa' chiara allusione: "Prese i cinque pani e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla". Che è appunto la formula della nostra messa. Cristo allora è la risposta all'uomo che cerca Dio e ne sente la fame: la sua parola e la sua carne che noi riceviamo nell'Eucaristia è il modo concreto e pieno di questa comunione con la divinità. L'uomo anela all'Assoluto, ma l'Assoluto non è qualcosa di nebuloso, è una persona, è Gesù Cristo. 2) LA CHIESA DONA QUESTO PANE VIVO Il riferimento all'Eucaristia è per dire che ormai permanente è questo dono di Dio all'uomo, appunto nella Chiesa, alla quale Gesù diede un ordine: "Fate questo in memoria di me!". Anche oggi "una grande folla" cerca Gesù, e Lui "ne sente compassione". E rinnova l'ordine: "Date loro voi stessi da mangiare". E' anzitutto in questa "compassione" del cuore di Cristo la sorgente della missione della Chiesa. Non ha altri interessi sull'uomo la Chiesa, se non quello di servirlo nel suo vero bisogno di significato e di verità, offrirle appunto quel pane venuto dal cielo che è Dio stesso. E quindi non da sé, ma da Cristo attinge la sua ricchezza. Solo perché Cristo moltiplica i pani, gli apostoli possono sfamare la moltitudine. Noi siamo intermediari di gesti che solo Cristo compie: così nel consacrare l'Eucarestia, come nel battezzare, come nel perdonare i peccati. Il sacerdote agisce "in persona Christi". "Non abbiamo che cinque pani e due pesci!", si lamentano gli apostoli. Si spaventano all'ordine di Gesù di saziare tanta folla. Forse anche oggi i cristiani si spaventano di fronte alla sfida del nostro mondo pagano, e si sentono impotenti. L'invito di Gesù è a credere non alle proprie capacità, ma ad attingere alle risorse di Dio. E' necessaria questa coscienza "orgogliosa" della "potenza del vangelo" - lievito che silenziosamente ma efficacemente trasforma la pasta. La missionarietà non ha altra sorgente che in questa sicurezza di poggiare su Dio. Era tutta la forza di san Paolo, come ci dice oggi nella seconda lettura: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati". "Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati". Quanto è abbondante il dono di Dio, e la Chiesa ne ha sempre riserva per tutti! Dono di Dio che è il cibo spirituale dell'Eucaristia, ma anche dono di Dio che è la carità che dall'Eucaristia deriva. Non è mai mancata la carità della Chiesa, e lungo i secoli, sempre pronta a "guarire i malati" di nuova specie! Anche oggi è la Chiesa la prima a moltiplicare il pane della sua carità, sia in terra di missione per alleviare fame e ingiustizie, sia qui da noi per vincere emarginazione e nuove povertà. ****** Un'ultima parola: "Portatemeli qua". Gesù moltiplica dei pani che sono dati, non creati di nuovo. Dio ha bisogno degli uomini, del loro cuore e della loro vita, per moltiplicare la sua presenza e il suo dono di vita. Questo in fondo è la messa: veniamo a mettere a disposizione di Cristo i gesti della nostra vita quotidiana perché li trasformi e li assuma come luoghi e strumenti della sua salvezza per i fratelli che incontriamo. All'offertorio offriamo il pane, alla comunione lo mangiamo come Corpo di Cristo perché diveniamo noi stessi, usciti da messa, il corpo di Cristo che prolunga l'amore di Dio verso tutti. Viviamo davvero così la nostra messa ogni domenica? |