Omelia (20-11-2011)
padre Paul Devreux


Oggi, festa di Cristo Re, contempliamo Gesù che esercita la sua regalità nel giorno del giudizio universale, separando le pecore dai capri. E' bellissimo constatare che non separa i buoni dai cattivi, né i cristiani dagli altri; il suo giudizio verte unicamente sull'esercizio della carità, cioè sull'unico comandamento che ci ha lasciati. In sintesi saremo giudicati sull'amore. Non sull'appartenenza etnica o religiosa, né sulle pratiche religiose e neanche sulla fede. Il suo è un giudizio che definirei perfettamente laico e di conseguenza universale, aperto a tutti!

E stupisce anche il fatto di vedere che tanti esclusi si meravigliano di ciò, perché credevano di essere giusti semplicemente perché nati dalla parte giusta, quella dei privilegiati che pensano di essere privilegiati anche davanti a Dio.
E anche gli eletti si meravigliano di essere chiamati benedetti, perché hanno agito gratuitamente, senza secondi fini.

Ecco perché questo vangelo mi piace cosi tanto: offre la salvezza a tutti. Ma qualcuno allora mi domanda: "Ma allora, a che ci serve frequentare, accostarci ai sacramenti, ascoltare la Parola?".
Ci serve come aiuto e sostegno per riuscire ad amare; è un privilegio perché a noi viene indicata la via giusta e perché nella preghiera troviamo il sostegno del Signore, ma non è questo che mi dà diritto a stare alla destra del Signore.