Omelia (20-11-2011)
Gaetano Salvati
Il Re Pastore

La solennità di Cristo re dell'universo non deve distogliere la nostra mente dal considerare la vera regalità di Dio.
A riguardo, Ezechiele, nella prima lettura, afferma che Dio è il "pastore" (Ez 34,12), Colui che si prende cura delle pecore, e cerca quella smarrita.
Il testo evangelico, approfondendo le parole del profeta, ci permette di comprendere che la regalità del Signore non è altro che la capacità di accorgersi e accogliere i fratelli, di farsi "piccolo" (incarnarsi), e divenire la "primizia" (1Cor 15,23) dei risorti per quelli che credono nel Suo nome. Dunque, l'unico vero re, Cristo, non può che essere pastore, la cui vita è dedicata solo ad incrementare ed occuparsi dell'ovile.
Cristo è il nostro re perché, offrendo se stesso nel sacrificio supremo della croce e nella gloria della risurrezione, ci ha dato la possibilità di partecipare alla vita divina: ci ha accolto nel suo regno. Ma, allo stesso tempo, ci ha raccolto fra le tenebre del mondo, rendendoci adatti a divenire concittadini del regno; famiglia di Dio. Per questo motivo, Cristo è anche il nostro pastore: perché in lui, la pecorella può cantare con Davide: "il Signore è il mio pastore" (Sal 22), mi protegge, non posso temere il male, perché alla sua presenza sto al sicuro. È vicino a me, non è distante: il suo sguardo è sempre rivolto verso i miei passi; mi rinfranca quando mi sento perso negli intrecci oscuri del peccato.
È il re pastore, il capo prossimo, che invita la comunità a soggiornare nel mondo avvertendo i bisogni dei fratelli. Ancora, a vivere la Sua regalità, ad essere assoggettati come Lui all'impegno di prendersi cura degli altri.
Nella Sua pastorale regale, la fraternità, la solidarietà o la carità, non sono funzionali, ma esistenziali: devono essere manifestazioni esteriori di un atteggiamento di fondo che ci fa sentire fratelli tra fratelli, piccoli tra piccoli. Amen.