| Omelia (06-11-2011) |
| padre Paul Devreux |
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Anche oggi Gesù ci racconta una parabola che si ambienta in una festa nuziale, che poi è il matrimonio tra Dio e il suo popolo. Se dovessimo paragonarla a una favola, a prima vista la si potrebbe paragonare alla favola della cicala e della formica, ma è un pessimo esempio, perché la parabola esalta i meriti della formica e condanna la cicale, mentre il regno di Dio non è qualche cosa che si può meritare e Gesù è venuto per salvare, non per condannare; inoltre, poco più avanti, Gesù racconta un'altra parabola nella quale si potrebbe facilmente inserire: "Ero senza olio e me lo hai rifiutato!?!". Ogni parabola vuole essere una buona notizia, per cui cerchiamo di capire cosa ha voluto dirci Gesù. Cos'è l'olio? Gesù dice che è una cosa che hanno coloro che vegliano, che lo aspettano veramente, con il cuore. Non basta essere presenti. Un po' come stare a messa desiderando la comunione con il Signore e con i fratelli o stare in chiesa per conto proprio. Penso che il senso della parabola non sia quello di voler giudicare chi merita e chi non merita, ma quello di constatare che qualcuno desidera questa comunione e altri no, pur essendo tutte e dieci lì presenti. Le stolte sono quella che hanno la testa altrove, che sognano altri paradisi e si ritrovano in un inferno sin da oggi, e ci stanno bene. Non si rendono conto che c'è di meglio e non hanno nessuna voglia di cambiare, esattamente come il diavolo che si trova bene nel suo inferno. Non è questione di condanna né tanto meno di una situazione definitiva; con Dio non è mai troppo tardi. L'abisso che ci può separare da Lui lo creiamo noi, con le nostre scelte e con i nostri atteggiamenti. Cosa mi permette di poter dire questo: Il fatto che se invece di bussare pretendendo di poter entrare e accusando in cuor loro il "capo" di essere cattivo, ingiusto o troppo esigente, avessero pregato dicendo semplicemente: "Signore pietà, abbiamo sbagliato tutto, siamo state delle stolte, non siamo più in grado di procurarci l'olio indispensabile per stare alla tua festa, ma dì soltanto una parola e noi saremo salvate". Pensate che il Signore le avrebbe lasciate fuori? Io immagino il Signore che chiudendo la porta piange per quelle rimaste fuori. Queste stolte gli rovinano la festa e non gli par vero di poter costatare che si stanno convertendo e finalmente desiderano stare alla festa veramente e con l'abito giusto. Gesù c'invita a vegliare sin da oggi, per essere attenti a quello che è essenziale per una felicità autentica, stando attenti a costruire la comunione tra di noi e non un inferno. Gesù c'invita a scegliere sin da oggi tra paradiso e inferno perché la casa per il domani si costruisce oggi. |