| Omelia (23-10-2011) |
| padre Paul Devreux |
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Per noi oggi la risposta alla domanda dei farisei è scontata, ma per i contemporanei di Gesù era difficile, perché avevano 613 leggi che dovevano conoscere e osservare per evitare il castigo di Dio. Per fortuna Gesù viene a rivelare un Dio totalmente diverso, un Dio che ama l'uomo e l'invita a fare altrettanto. Dice di amare Dio e il prossimo come se stesso, quindi cominciamo col domandarci: "Io, come mi amo?" Mi amo quando curo i miei bisogni dandogli tempo ed energia. Quindi amare gli altri, significa dar loro tempo ed energia. Ma il Vangelo non è un semplice invito a volerci bene, il Vangelo è lo strumento che ci permette di farlo, perché la buona notizia (Vangelo significa buona notizia) è che Dio ci ama; prende lui iniziativa di farlo perché sa che la condizione per amare è quella di sentirsi amati. Chi non si sente amato in se trova solo odio e rancore. Ecco perché è cosi importante amare anche Dio, dando tempo alla preghiera, perché stando con Lui, scopro il suo amore per me e per il mondo che mi circonda e imparo a nutrirmi di quest'amore. Questo è importante perché difficilmente trovo in me la forza e la voglia di ricominciare ad amare e perdonare ogni giorno. Per sentirmi amato devo dare tempo alla fonte di quest'amore. Il segno che oggi l'ho fatto è che desidero riversare quest'amore su qualcuno che ne ha bisogno. |