| Omelia (23-10-2011) |
| mons. Roberto Brunelli |
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Sono sempre due le facce di una moneta I dieci comandamenti, le altre norme contenute nella Bibbia, quelle successivamente introdotte nel mondo cristiano, tradizioni e orientamenti spesso scambiati per leggi: anche oggi molti si riconoscono nelle perplessità di quel "dottore della Legge" (cioè un esperto in Sacra Scrittura) che un giorno si è rivolto a Gesù con una domanda un po' strana: "Maestro, qual è il grande comandamento?" Per capirla, occorre ricordare che i "dottori" d'Israele tramandavano un elenco di precetti ricavati dalla Bibbia allora conosciuta (vale a dire, l'Antico Testamento); un elenco lunghissimo: tra obblighi e divieti, i precetti che il buon israelita era tenuto a osservare erano oltre seicento. Impossibile persino ricordarli tutti: di qui la domanda a Gesù, forse tendente a metterli in ordine d'importanza, per evitare il rischio di osservare norme minori e trascurare le più rilevanti. Invitato dunque a designare, tra gli oltre seicento, il comandamento principale, Gesù ha risposto indicandone due: <"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso">. Richiesto di uno, Gesù di comandamenti ne indica due, tra loro legati dal comune aspetto dell'amore: come una moneta, che ha sempre due facce inscindibili; la moneta è l'amore, una faccia manifesta l'amore per Dio, e l'altra quello per il prossimo. L'intima connessione tra i due è stata poi ripetutamente spiegata, da lui stesso e negli scritti degli apostoli: l'amore per Dio è facile a dirsi, è persino facile illudersi di averlo; se c'è davvero, si esprime nel concreto amore per chi ci vive o ci passa accanto. Dice ad esempio l'apostolo (1Giovanni 4,20): Se non ami il fratello che vedi, come puoi amare Dio che non vedi? Quello che conta davvero, è perciò amare Dio e amare il prossimo. Allora ci si può chiedere che senso abbiano tutti gli altri comandamenti e precetti e norme che investono la vita del cristiano e - come alcuni ritengono - ne limitano la libertà. La risposta è implicita nell'ultima frase del vangelo di oggi (Matteo 22,34-40); Gesù conclude la risposta all'interrogante dicendo: 'Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti'. "La Legge e i Profeti" è l'espressione con cui allora designavano la Bibbia: dunque, tutte le norme in essa contenute (e altrettanto si può dire delle successive, riguardanti la vita cristiana) dipendono dal precetto dell'amore, ne sono un chiarimento e un'applicazione. Si considerino ad esempio i dieci comandamenti: non sono dieci regole in più, altre dieci dopo le due dell'amore; ne sono soltanto la traduzione pratica: amare Dio significa non scambiarlo con niente e nessun altro, non offenderlo con la bestemmia, onorarlo santificando le feste; amare il prossimo significa quanto meno onorare i genitori, non uccidere, non tradire con l'adulterio, non provocare danno ad altri con furti o menzogne. Se non rispettassi queste dieci regole, non potrei dire di praticare l'amore. Ma ci si può chiedere ancora: perché la fede comporta l'amore? Io posso credere in Dio anche se non vado a messa, traggo profitto dalla stupidità altrui, e i poveri... si diano da fare. Per salvarsi l'anima basta la fede; che c'entra il resto? E' un'obiezione che molti si pongono, magari implicitamente, e a prima vista pare fondata; ma chi ragiona così dimentica che il Dio in cui dichiara di credere è di natura sua amore, per amore ci ha creati, per amore ci ha mandato il suo stesso Figlio, per amore ci apre le porte della sua casa e per amore ci indica la via per raggiungerla. La via passa dal cercare di somigliare a Lui, cioè dall'impegno di amare coloro che Egli stesso ama. La fede, se è autentica, è coerente. |