| Omelia (21-07-2002) |
| padre Ermes Ronchi |
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Vuoi strappare davvero il male? Guarda ai frutti più che alla zizzannia Vuoi che andiamo a togliere la zizzania? La risposta è perentoria: No. Rischiate di strappare via il buon grano. Siamo invitati a entrare nel nostro campo seminato di buon grano e assediato da erbacce, nel cuore dove intrecciano le loro radici il bene e il male. Come dobbiamo agire per rimanere nello stile di Dio? La parabola racconta due sguardi: quello dei servi che si fissa sulle erbacce, quello del Signore che vede il buon grano. Ci chiama a conquistare lo sguardo positivo del Creatore. La nostra coscienza chiara e sincera deve saper vedere ciò che di vitale, di bello, di promettente Dio ha seminato in noi, e fare sì che porti frutto. L'uomo violento che è in noi dice: strappa subito da te ciò che è cattivo, ciò che è immaturo o infantile. Il Signore risponde: abbi pazienza, non agire con violenza. Mettiamoci sulla strada che Dio percorre: per vincere il buio della notte egli accende ogni giorno il suo mattino; per far fiorire la steppa, anche solo per una stagione, Dio sparge infiniti semi di vita; per far lievitare una massa immobile, immette il suo lievito. Ciascuno di noi verso se stesso deve adottare questa stessa attività positiva, solare, gloriosa, vitale. Perché il nostro spirito è capace di cose grandi, di maturare davvero, solo se ha grandi passioni positive, grandi desideri. Preoccupiamoci prima di tutto non della zizzania, dei difetti, delle debolezze, ma di avere un amore grande, un ideale forte, una venerazione profonda per le forze di bontà, attenzione, misericordia, accoglienza, libertà che Dio ci ha dato. Facciamo che esse erompano in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza, e vedremo le tenebre ritirarsi e la zizzania senza più terreno. E tutto il nostro essere fiorirà nella luce. Dobbiamo amare noi stessi, cioè il positivo che è in noi, venerare la parte luminosa del cuore: viene da Dio! Il nostro lavoro religioso è solo questo: portare a maturazione il buon grano che Dio ha seminato in noi, e nessuno ne è privo perché la mano di Dio è viva. Liberiamoci dai falsi esami di coscienza negativi. La morale dell'evangelo cerca in me la fecondità del frutto buono, prima che l'assenza di difetti, la distruzione delle erbacce. Anche il giudizio finale avrà come argomento non la zizzania, il lato oscuro della mia esistenza, ma il buon grano, la parte migliore di me: ho avuto fame, freddo, paura e tu mi hai dato pane e amicizia, mi hai asciugato una lacrima (cfr Matteo 25). Agli occhi di Dio, il bene è più forte e più importante del male; il buon seme conta più della zizzania del campo, una spiga di buon grano vale più di tutte le erbacce della terra. |