Omelia (09-10-2011)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Matteo 22,12

Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale? (Mt 22,12)

Come vivere questa Parola?

Non è certo una novella a lieto fine la parabola che ci viene proposta quest'oggi! Degli invitati, per lo meno scortesi, che non si presentano al banchetto nuziale, anzi alcuni si spingono fino a insultare e ad uccidere i messi loro inviati. E tra quelli che si assidono a mensa c'è chi si è presentato senza l'abito da cerimonia, suscitando la vivace reazione del re.

Forse quest'ultimo particolare può sorprenderci: in fondo si era andati a prelevare i più miseri dalle strade per farli partecipare al banchetto, perché meravigliarsi dell'abbigliamento che ne rivelava l'estrazione sociale? Ma è proprio a questo livello che la parabola ci interpella personalmente.

Dio ci accoglie come siamo, anzi ci viene a cercare là dove ci siamo cacciati con le nostre incorrispondenze, lascia che entriamo al suo cospetto nella situazione in cui ci troviamo in quel momento, ma non tollera che noi ci adattiamo ad essa.

È pronto a restituirci la dignità filiale, ma attende il nostro impegno, la nostra quotidiana conversione: è questo l'abito nuziale richiesto. E, badiamo bene, si tratta di una conversione quotidiana, cioè di una revisione e un lavorio continuo su noi stessi: passi piccoli ma costanti, intrecciati magari a qualche regressione, subito recuperata sotto la spinta della ferma volontà di corrispondere all'amore, alla cui mensa ci sentiamo invitati.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, verificherò il mio "guardaroba" spirituale: in che stato è il mio abito nuziale? Lo indosso o è rimasto chiuso nell'armadio? Fuori della metafora: è in me quotidianamente presente e attivo l'atteggiamento della conversione?

Metti il mio cuore, Signore, in stato di conversione permanente, per alimentare una comunione sempre più viva con te.

La voce di uno saggio dell'antica Roma

"È l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi"
(Lucio Anneo Seneca)