Omelia (02-10-2011)
don Luca Orlando Russo
«Avranno rispetto per mio figlio!»

Chi pensa che la vita pubblica di Gesù sia stata un successo e poi chissà per quale motivo un giorno si è ritrovato sulla croce, non conosce bene la sua storia. E ancora di più ignora la vicenda del Figlio del falegname chi pensa che Egli fosse convinto che la sua missione prima o poi sarebbe stata accolta con grande entusiasmo da tutti. A sentire Gesù questa domenica, abbiamo la certezza che nessuno meglio di Lui sapesse che avere a che fare con gli uomini, disporsi ad amarli, spendersi per il bene comune, non solo non procura alcun vantaggio personale, ma ti candida inevitabilmente alla morte, proprio per mano di coloro ai quali si tende la mano.
Il realismo di Gesù è sconvolgente!
Da esperto conoscitore dell'animo umano, sapeva fin troppo bene che nel cuore dell'uomo albergano desideri, passioni, "risonanze" che conducono ciascuno di noi ad un solo obiettivo: diventare autosufficienti, emanciparci da ogni dipendenza. È un "copione" che tutti finiamo col recitare, anche se interpretiamo personaggi diversi.
E il Padre, il padrone della vigna, tutto questo non lo sa? Manda un figlio alla morte certa? Lo consegna, come il più dissennato e ingenuo dei padri, alla cattiveria dei vignaioli?
«Avranno rispetto per mio figlio!», ad una prima lettura sembra una frase sensata, ma a pensarci bene, risponde ad una logica che, non trovandoci davanti ad un pazzo, a noi uomini è incomprensibile. È la logica di chi ama sapendo che sarà chiamato ad amare fino-alla-morte, è la logica di un Dio che non è geloso di quanto ha e di quanto è, non invidia l'uomo e ogni sua emancipazione, è la logica di un Dio che vuole farsi conoscere ed amare per l'amore che è pronto ad offrire, a donare gratuitamente. Il Padre, il padrone della vigna, si aspetta che davanti al cadavere del figlio amato e obbediente alla volontà del Padre per amore, i cattivi vignaioli sperimentino il rispetto che non nasce dal dovere, ma dall'Amore.
Buona domenica e buona settimana!