| Omelia (25-09-2011) |
| don Giovanni Berti |
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Che ve ne pare? Clicca qui per la vignetta della settimana Questo dialogo che ascoltiamo tra Gesù e i capi religiosi si svolge in uno dei luoghi più "pericolosi" per Gesù: il Tempio di Gerusalemme. Nel Tempio, centro della vita religiosa e punto di riferimento per gli ebrei del tempo, Gesù si trova spesso a discutere e a dibattere con quelli che sono i suoi "nemici" e che lo porteranno alla croce proprio come bestemmiatore e "nemico della religione". Poche righe prima, sempre nel capitolo 21, l'evangelista Matteo racconta di come Gesù, entrato nel Tempio, si scontra con i venditori e con coloro che hanno permesso che il luogo dell'incontro con Dio diventasse un mercato. Alberto Maggi, grande e profondo biblista, in una conferenza dov'ero presente qualche tempo fa, faceva notare come Gesù è davvero più a suo agio con quelli che sono considerati "lontani" rispetto a quelli che sono i più "vicini" a Dio, le persone religiose del suo tempo. Basta pensare che i primi ad accogliere il messia, dopo i suoi genitori, sono proprio i pastori e non i capi religiosi del suo tempo, e dopo i pastori i lontani e misteriosi Magi venuti dall'Oriente e non dalla vicina Gerusalemme. Lungo tutto il racconto del Vangelo Gesù dona i suoi più grandi insegnamenti proprio alle folle piene di pubblicani e prostitute, dalle quali non si fa problemi a farsi toccare. E anche i suoi più stretti collaboratori non se li sceglie tra i teologi contemporanei, ma fra pescatori ed esattori delle tasse. E non possiamo dimenticare come proprio nella sua patria, Nazareth, Gesù troverà poco spazio e accoglienza. Il Tempio dunque è un luogo difficile per Gesù, e questo davvero suona strano e fuori di logica. Come mai il luogo dove maggiormente ci sono i segni e gli insegnamenti di Dio, è anche il luogo che accoglie più difficilmente la novità del Vangelo? E qui scatta la domanda per me e per noi oggi: "Che ve ne pare?" Gesù racconta la parabola dei due figli (che ricorda molto quella più lunga e articolata che troviamo nel Vangelo di Luca, la parabola del figliol prodigo) ai capi religiosi. Sono coloro che credono di stare dalla parte di Dio solo perché insigniti del ruolo di capi e perché non sono pubblicani e peccatori. La loro arroganza religiosa li porta a sentirsi separati da quelli che non sono in linea con il giusto comportamento morale. Sentono di avere il diritto di giudicare da loro stessi chi è dentro e chi fuori, chi giusto e chi ingiusto, chi è con Dio e chi è contro Dio. Clicca qui per lasciare un commento. |