Omelia (25-09-2011)
padre Paul Devreux


Domenica scorsa, con la parabola degli operai dell'ultima ora o del padre buono, abbiamo visto che il Signore c'invita tutti a lavorare nella sua vigna, che è il suo regno, perché considera che questo è bene per noi.

Oggi invita i suoi figli. Uno rappresenta i pubblicani e le prostitute, cioè quelli che stanno male, i poveri, i malati, i bisognosi in generale. L'altro rappresenta i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, cioè quelli che stanno bene e non hanno bisogno.

Gesù accusa quest'ultimi di ascoltare senza pero fare, mentre chi ha bisogno prima dice no, ma poi fa. Hanno in comune il fatto che non hanno voglia di andare nella vigna a lavorare, e questo è normale, perché è impegnativo. Significa cercare di vivere e far vivere il vangelo, mettendo su una società dove si viva da fratelli, dove si annunzi la venuta del regno di Dio, invitando alla preghiera, all'ascolto della Parola di Dio e alla solidarietà. Questo comporta un cambiamento di vita ma anche l'opportunità di vivere una vita diversa, completamente nuova, più interessante e costruttiva che non fare il pubblicano, la prostituta o qualche altro modello di vita insoddisfacente; mentre il vangelo ti porta a vivere dei valori, a costruire famiglie, relazioni importanti, e cosi ti apre anche alla prospettiva di un futuro.

Chi di questi due fratelli ci rappresenta meglio? Tutti e due. Quando stiamo bene facciamo finta di ascoltare e facciamo anche tanti ragionamenti su Dio e su cosa dovrebbe fare. Quando stiamo male lo cerchiamo e l'ascoltiamo volentieri, proprio perché ne abbiamo bisogno e vediamo i vantaggi che ci sono a seguirlo e a dargli retta.

Signore aiutaci a capire sempre meglio i vantaggi che abbiamo nel aderire al tuo regno senza dover aspettare di stare male per convincerci e muoverci.