Omelia (18-09-2011)
don Roberto Rossi
La gratuità di Dio

Se ai tempi del Signore fossero esistite le moderne istituzioni che tutelano i diritti dei lavoratori, sicuramente avrebbero trovato un valido appiglio per contestare l'operato del padrone della vigna nei confronti degli operai chiamati a lavorarvi. I primi ad essere chiamati lavorano per tutto il giorno e giustamente affermano: «abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». Gli ultimi hanno lavorato solo per poche ore, il compenso però è uguale per tutti. Qui scopriamo ancora una volta che le nostre valutazioni non corrispondono a quelle di Dio: Egli ci ha avvertito: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie». Il motivo fondamentale della differenza di giudizio e di valutazione deriva dal fatto che Dio è infinito nelle sue perfezioni e noi limitatissimi nelle nostre visioni. Dio sa coniugare perfettamente giustizia e amore, equità e benevolenza, giudizio e misericordia. Sicuramente egli non commisura la ricompensa al reddito delle nostre azioni o al rendimento che ne abbiamo procurato. Egli vede piuttosto la nostra disponibilità ad accogliere le sue divine sollecitazioni in qualsiasi momento esse arrivino e ciò è per lui già motivo per darci la ricompensa tutta intera.
Sì, rischiamo, con il pretesto di affermare il nostro umano e limitato concetto di giustizia di contestare la bontà e la magnanimità di Dio. Rischiamo di essere invidiosi perché egli è buono. Accade qualcosa di simile quando il Padre, dopo aver accolto il figlio scapestrato, che ha dissipato malamente tutte le sue sostanze, lo accoglie a braccia aperte ed organizza per lui una grande festa, che però suscita l'indignazione del fratello maggiore. Anch'egli si ritiene ingiustamente vittima di una evidente discriminazione. Dio nella sua infinita bontà fa dei suoi beni quello che vuole e perciò può accadere che gli ultimi diventino i primi se hanno risposto con piena disponibilità al suo invito. È importante allora farsi trovare pronti e disponibili in qualsiasi ora della nostra lunga giornata perché egli, il Signore, passa e bussa alla porta del cuore di ogni uomo per rendere operosa e feconda la nostra vita, ed essere felici che tanti siano accolti dal Signore.
Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi.
Nella sua vigna c'è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell'esistenza, "lanciati sulle frontiere della storia", per essere cioè veri evangelizzatori e missionari.
Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l'invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l'ultima ora, per la sera della nostra vita?
Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa.