Omelia (17-07-2011)
don Daniele Muraro
Saldi nella fede

Dopo la parabola del seminatore Gesù racconta quella della zizzania più altre due; in tal modo approfondisce l'insegnamento sulla sua predicazione spiegandone le intenzioni, cioè la diffusione del Regno di Dio. Esso attecchirà nella società e si radicherà nella storia seguendo modalità che potranno stupire molti.
Un primo motivo di sorpresa per i credenti sarà vedere crescere accanto al grano buono, anche l'inutile e velenoso loglio. Una seconda ragione di meraviglia che riguarderà tutti sarà constatare la crescita imponente del messaggio del Vangelo e la sua pervasività.
La parabola della zizzania invita noi credenti a vegliare, ma anche a non precipitare gli interventi di bonifica. A chi crede in Lui, Gesù non impone di tenere gli occhi chiusi, anzi lo invita a vegliare e praticare la propria facoltà di discernimento.
Nel racconto il danno si verifica nella notte, col favore delle tenebre, ma sorta la luce e constatata l'infiltrazione del vizio, non si deve peggiorare la situazione cedendo a gesti inconsulti.
Come non esiste frutto buono che non attiri parassiti, così si dà comunità umana per quanto bene ordinata che non contenga in sé qualche elemento malvagio.
Possiamo distinguere tra un errore che precede la verità proclamata e allora si tratta di imprecisione o di confusione di terminologica e un errore che dopo aver capito una verità, la impugna e nega.
Mancando le parole adeguate per esprimere una giusta intuizione è facile cadere nel generico e nell'ambiguo; quando però la verità risplende di per se stessa, allora il suo rifiuto si deve ammantare di finezza di formulazione e di illusione di rassomiglianza. Il ricorso ad astuzie e ipocrisie diventa indispensabile al cattivo per disfarsi di una verità conclamata.
Anche in natura la zizzania o loglio quando germoglia è indistinguibile dal grano. È al momento di mettere la spiga che si palesa la differenza. "Dai loro frutti li riconoscerete dice Gesù" parlando della diversa qualità degli uomini.
La malvagità si insinua e prova a resistere assumendo almeno per un po' la parvenza del bene. Prima o poi l'ipocrisia non sfugge alla denucia degli onesti ma è tanto più pericolosa quanto più tardi viene scoperta.
Le vere intenzioni rimangono sempre nascoste prima che si traducano in opere. Finché non è possibile vedere dispiegate le seconde, occorre sospendere il giudizio sulle prime. In ogni caso stare all'erta e denunciare il pericolo appena si manifesta, riduce il pericolo di contagio.
Nel mondo dello spirito, a differenza che di quello materiale, sono possibili salti di specie e trasmutazioni anche repentine. Il bene può esistere senza il male, ma non il male senza il bene, perciò Dio sopporta molti mali, perché ne vengano maggiori beni, come si ricava dal caso di Saulo di Tarso.
Se quel negatore e persecutore della nuova fede fosse stato immediatamente sradicato, la Chiesa sarebbe rimasta priva di un ardente apostolo e spoglia di un inestimabile tesoro di dottrina.
Per questo lo stesso san Paolo raccomanda ai suoi cristiani: "Non vogliate giudicare nulla prima del tempo", si intende giudicare definitivamente.
Verrà il tempo di una sentenza inappellabile, raffigurata nelle due immagini della legatura della zizzania e del deposito del buon grano. Notiamo a questo proposito che mentre tutta l'erba cattiva viene inviata a bruciare nell'inceneritore, il grano ha bisogno di essere separato dalla paglia e dalla pula.
Finché dura questo mondo, nessuno è perfetto e si può arrogare il ruolo di giudice inflessibile del suo prossimo. Occorre comunque restare saldi nella fede.
La zizzania se potesse confonderebbe volentieri non solo il suo stelo, ma anche le sue radici con quelle del buon grano. Ciò che permette al frutto del bene di resistere alla vicinanza nefasta dell'infestante antagonista è il fatto di rimanere saldo, saldo nella fede, come recita la conclusione del motto per la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid.
Non facciamoci scuotere oltremisura dal male che pure sembra non avere freno nel mondo. In realtà un limite alla malvagità esiste e come ci ha insegnato il papa Giovanni Paolo II è la stessa divina misericordia.
Essa al presente impone il divieto alla ritorsione contro il male subìto, ma ad un certo punto sarà essa a togliere di mezzo non solo i polloni del male, ma la loro stessa radice.
L'insulto della semina nel campo del mondo della zizzania è rivolto contro la società degli uomini giusti, ossia la Chiesa; esso però manifesta una inimicizia ben più grave verso Dio, e sarà perciò preoccupazione Sua estirparla senza che ne patiscano anche i suoi fedeli, e la principale maniera di venire danneggiati dal male non è subirlo, ma essere indotti a rispondere scendendo al suo stesso livello.
Gesù dunque ci ama più di quanto noi stimiamo noi stessi e in questa parabola pretende che non ci sporchiamo le mani in un lavoro che solo gli angeli di Dio al tempo debito eseguiranno in modo sicuro.
Per quanto riguarda il nostro impegno cristiano nel mondo la parabola della massaia in cucina è chiarissima: come il lievito è nascosto nell'impasto, ma non sparisce e a poco a poco fa fermentare la massa secondo la propria virtù, allo stesso modo si devono e si possono comportare i cristiani.
Saldi nella fede, possiamo trasformare il mondo intero.