Omelia (13-10-2002)
Paolo Curtaz
Commento Matteo 22,1-14

Vediamo se ho capito bene: il Regno è come una bella festa di nozze. Una di quelle dove ci si diverte, si chiacchera, si mangia e si beve a dovere, ci si sente a proprio agio. Così dice la parabola, leggete. In queste ultime settimane troviamo, una dopo l'altra, le parabole che Gesù usa per raccontare il suo progetto. La vigna, nelle ultime domeniche, e oggi il banchetto di nozze. Così è il Regno, amici! Com'è, allora, che alle volte parliamo della fede cristiana e dell'incontro con Gesù come se partecipassimo al più triste dei funerali? Perché alle volte insistiamo a volere immaginarci Dio come una specie di rigido censore? Che ha a che vedere questo con la festa? Ma, anche qui, questa chiamata vive nella contraddizione. Gli invitati non vogliono partecipare. Le scuse sono risibili: il lavoro, gli affari, il tran-tran... sembra di sentire un uomo del nostro tempo! L'invito, allora, viene esteso a tutti, a chi non se lo aspetta. La parabola, è evidente, è rivolta al popolo di Israele che, invitato, rifiuta di partecipare al banchetto. Così Gesù prefigura la nascita della Chiesa, nuovo popolo non legato a una etnìa ma a un invito universale. Così siamo noi, amici. Invitati improvvisamente a partecipare alla festa di Dio. Non ce lo meritiamo, non ce lo aspettavamo, ma Dio ci invita ugualmente. L'unica richiesta è l'abito nuziale. Che sarà mai questa immagine? Molte le interpretazioni: la consapevolezza della festa, per alcuni, la conversione e il pentimento per altri. Senz'altro l'abito è la presa di coscienza di essere invitati al banchetto. Attenti, quindi, quando vorremmo fare noi la selezione degli invitati! E' Dio che sceglie e chiama tutti, prendendoli fin dai crocicchi delle strade. Per questo la nostra Chiesa si chiama "cattolica", che significa: "universale", perché tutti siamo stati gratuitamente chiamati. Due allora gli atteggiamenti cui oggi siamo chiamati: la consapevolezza che l'incontro con Cristo è festa (e se così non è forse dobbiamo ancora incontrare Cristo...) e il sapere che a questa festa è invitato ogni uomo. E, perché no, il fatto che noi siamo quei servi mandati a invitare gli ultimi ai crocicchi delle strade. E voglio concludere con un aneddoto che mi ha scaldato il cuore e che rivela l'attualità di questa pagina. Nei giorni scorsi il Papa è andato in Francia. Ho a Reims, come amico, il prete che si è occupato della Messa che mi raccontava come si dovessero scegliere 50 persone che ricevessero la comunione dalle mani del Papa. L'arcivescovo aveva scelto il criterio delle comunità e così sono state scelte le persone rappresentative della Diocesi. Questo però aveva escluso, tra gli altri, una ricchissima nobildonna francese, presidente di una multinazionale dello Champagne. Questa aveva chiesto di essere tra i "prescelti" stimolando la scelta con un assegno per le opere Diocesane. Ma, grazie al cielo, si mantenne fede ai criteri scelti. Il giorno prima della definizione dei nomi una persona si ritira. Con chi sostituirla? Il mio amico prete va in arcivescovado, parla al prelato che risponde: "Faremo come dice il vangelo: esci di qui e la prima persona che incontrerai la inviterai a ricevere la comunione dal papa". Così fece questo mio amico prete. Senonché la Provvidenza sa il fatto suo... e non tutti sanno che il 50mo invitato, quel giorno, è stato André, il barbone che mendica quotidianamente all'uscita della Cattedrale, il primo incontrato all'uscita dell'Episcopio...

Grazie, Signore, che ci inviti al banchetto di nozze: nulla ci separi dalla tua gioia ora e nei secoli.