Omelia (10-07-2011)
mons. Gianfranco Poma
Egli parlò loro di molte cose in parabole

La Liturgia della XV domenica del tempo ordinario ci fa leggere l'inizio del "discorso in parabole" del cap. 13 del Vangelo di Matteo.
La scena si svolge presso Cafarnao dove Gesù, salito sulla barca sul mare di Galilea, seduto, insegna a "una folla immensa", in piedi sulla riva. Nel Vangelo di Matteo ha una importanza particolare il simbolismo dei luoghi nei quali viene collocata la vita e l'attività di Gesù. Il "discorso in parabole" è il discorso "sul mare": il mare per Matteo è la "imago mundi", rappresenta cioè l'universalità dell'uditorio di Gesù, l'orizzontalità a cui è rivolta la sua parola. Certo, Gesù non è immediatamente sullo stesso piano della folla a cui si rivolge: egli è sul mare, mentre le folle sono sulla riva. Eppure, a differenza del "discorso della montagna" nel quale Gesù vuole rivelare ai discepoli una Parola che viene dall'alto, nel "discorso sul mare" il tono è più sapienziale: "Gesù parlò loro di molte cose in parabole". Questo discorso si presenta come una esposizione di alcuni aspetti del Regno dei cieli partendo dall'esperienza umana. Gesù parla come se fosse possibile scoprire le leggi del Regno e la condotta che ne consegue, partendo dalla normale, umile esperienza del lavoro quotidiano, dello scorrere dei giorni e delle stagioni. Il Regno dei cieli è qui, con noi, in noi, scorre sotto i nostri occhi: la Parola di Gesù è per tutti, si diffonde sulle onde del mare, raggiunge orizzonti infiniti, tocca il cuore di ogni persona, in qualsiasi situazione si trovi. Gesù parla di molte cose in parabole. La parabola del seminatore è la prima di una lunga serie di "parabole del Regno": il granello di senape, il lievito nella pasta, la zizzania nel campo, il tesoro, la perla, e, alla fine, la scelta nella pesca, alla fine dei tempi. L'insieme costituisce un quadro nel quale sono rappresentate la pazienza, la generosità del seminatore e un fondamentale ottimismo, ma pure la varietà delle situazioni e dei risultati: se occorre non affrettarsi a giudicare, un discernimento ci sarà al momento del giudizio finale.
Gesù parla a tutti: la folla rimane muta, senza reazioni, senza commenti. In seguito viene l' "insegnamento", per coloro che, avendo ascoltato come tutti, si accostano e interrogano Gesù: le spiegazioni avvengono all'interno della casa, nel dialogo (Matt.13,36.), ma le folle "al di fuori" non possono capire. Matteo costruisce questo interessante movimento tra l' "uscire" e l' "entrare" in casa, rivolgersi alle folle con il "discorso sul mare" e insegnare ai discepoli "in casa", movimento che inizia quando alla fine del capitolo precedente (Matt.12,46-50) dice che "i discepoli informano Gesù che sua madre e i suoi fratelli stanno fuori e cercano di parlargli": il discorso in parabole può essere la risposta alla madre e ai fratelli che cercano di parlargli "stando fuori". La famiglia di Gesù cresce ben oltre i confini dei legami del sangue: non ha confini, ma è per coloro che "entrano" con Lui nell'interiorità dell'uomo dove Dio parla e la sua Parola porta frutto.
Gesù parla in parabole: il suo linguaggio è semplice, le immagini immediate."Ecco, il seminatore uscì a seminare." La storia del seminatore è di una banalità sconcertante. Tutto ciò che Gesù è e dice è "semplicemente umano": un bambino che nasce è "Dio con noi", "guardate gli uccelli del cielo.i gigli del campo.", "siede a mensa con i peccatori".un giovane che muore crocifisso insieme con due malfattori suscita la meraviglia del centurione: "Veramente costui era il Figlio di Dio". Ma per Gesù tutto ciò che è "semplicemente umano" è talmente ricco che è "divino". Il Regno dei cieli è qui, con noi: è tutto così semplice, tutto così intenso, meraviglioso. Tutto è sotto gli occhi di tutti. Eppure.occorre vederlo. Gesù parla sul mare, parla a tutti, parla al suo popolo, parla ai suoi fratelli di sangue, parla a sua madre.parla a noi, parla in parabole, dice parole così "semplicemente umane" che tutti possono ascoltare: eppure, dice Matteo, "gli si avvicinarono allora i discepoli". Dalla folla alcuni si staccano, dalla folla di coloro che stanno "fuori", si muovono i discepoli che si accostano a Lui e lo interrogano. I "discepoli" sono coloro che "si accostano a Lui", e nella "semplicità umana" di Gesù e delle sue parole percepiscono "il mistero del Regno", la presenza di Dio. "Perché parli loro in parabole"? Sta in questa domanda tutto lo stupore dei discepoli di fronte alla "novità cristiana": ma perché Gesù dice delle parole così umane? perché parla di cose che tutti vedono, ascoltano, toccano? perché un Dio "così umano"? perché un Dio che si incarna"? perché Gesù? Non sarebbe meglio parlare un linguaggio più "filosofico" o "teologico"? parlare soltanto agli "iniziati", "agli intelligenti e ai sapienti"? La domanda posta dai discepoli riassume tutte queste domande: "Perché parli loro in parabole?". La "parabola" è il modo normale di parlare di Gesù, il suo modo di vedere tutto, il suo modo di essere: Lui stesso, la sua umanità è tutta una "parabola" che parla del Padre; la sua vita, i suoi gesti sono sotto i nostri occhi, sotto gli occhi di tutti e aprono al "mistero" La "parabola" mostra la realtà, e suscita domande: è possibile guardare, ma non vedere; udire e non comprendere. E' possibile avere una visione chiusa della realtà, essere distratti, superficiali; è possibile opporsi positivamente a una dimensione aperta della realtà, è possibile chiudersi di fronte alla "umanità" di un Dio che si incarna, che parla con parole umane, che condivide le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce, che com-patisce tutto ciò che è umano. Gesù parla in parabole per dirci che tutto ciò che esiste è segno di un infinito Amore di un Padre che riempie l'universo dei suoi doni, magari piccoli mentre noi li vorremmo grandi, talvolta incomprensibili mentre noi li vorremmo sempre secondo i nostri criteri. Gesù ci chiede di accostarci a Lui, diventare suoi discepoli, non restare "fuori", entrare nella sua intimità, perseverare nella lotta per vincere la tendenza così umana a ripiegarsi su di sé. Ci chiede di ascoltare Lui, "parabola del Padre", che alla fine con la sua Croce ci dice quanto il Padre ci parli di Amore anche nella oscurità e nella sofferenza. Occorre accostarsi a Lui, farsi accanto a Lui più di suo fratello, sua sorella, sua madre, per conoscere i misteri del Regno. "Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono": Gesù ci apre ad una vita bella, felice. Le piccole cose quotidiane, nelle quali siamo immersi, sono doni che noi possiamo gustare, attraverso i quali l'infinito Amore ci avvolge.