| Omelia (17-07-2011) |
| padre Paul Devreux |
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Questa parabola di oggi ci fa vedere ancora una volta quanto Dio ama l'uomo e vuole credere in lui. Gesù spiega che lui semina del buon grano nel suo campo, mentre un suo nemico semina la zizzania. Letto cosi sembrerebbe che Gesù fa nascere persone buone mentre qualcun altra ne fa nascere di cattive, come dire che qualcuno sarebbe figlio di Dio e altri figli del diavolo. Questa interpretazione non è accettabile, anche perché in altri testi vediamo che siamo tutti figli di Dio. Diciamo piuttosto che Dio semina in ognuno di noi del grano buono, delle buone intenzioni, dei sentimenti positivi come è semplicemente anche il desiderio di venire a messa e di pregare, ma qualcun altra semina il male, cattiverie, gelosie, rivalità. Dio semina e spera che alla fine prevalga il bene, che vinca il bene. Dio prega e spera che cosi sia e per questo opera nel mondo anche perché sa che prima o poi dovrà separare coloro che insistono a preferire il male da coloro che hanno scelto il bene, sia per tutelare chi sceglie il bene, sia per rispettare la volontà di chi preferisce il male, ma il problema che viviamo oggi è un altro: oggi nessuno di noi si sente tanto buono da meritare il paradiso né tanto cattivo da meritare l'inferno. Proprio perché in ognuno di noi c'è l'uno e l'altro, ma è anche vero che ognuno di noi punta ad apparire buono e giusto. Questo è dovuto semplicemente al nostro istinto di sopravvivenza, perché inconsciamente tutti sappiamo che il brutto e il cattivo vengono emarginati in questo mondo, e questo, per assurdo, ci rende feroci nei confronti degli altri. Feroci perché più riusciamo a dimostrare che l'altro è cattivo, più dimostriamo che in fondo in fondo noi non siamo poi così cattivi. Questo diventa il pane quotidiano dei giornali che leggiamo volentieri e con soddisfazione, tant'è vero che più una notizia distrugge qualcuno, più ci interessa e ci piace, ed e pane quotidiano anche dei nostri pettegolezzi. Preferiamo notare il male che c'è nell'altro che non il bene, dal quale mi sento giudicato. Diciamo anche che nel secolo scorso molti hanno provato a separare coloro che ritenevano buoni da coloro che ritenevano cattivi. Dio non fa cosi. Preferisce lasciare crescere tutto, adoperandosi e chiedendo anche a noi di adoperarci affinché alla fine, in ognuno di noi, prevalga il desiderio del bene, che noi cristiani associamo alla comunione con Dio. |