Omelia (17-07-2011)
Omelie.org - autori vari


COMMENTO ALLE LETTURE
a cura di don Nazzareno Marconi

PRIMA LETTURA - Dal libro della Sapienza (12,13.16-19)
Questo brano evoca la pazienza di Dio, la moderazione di cui ha dato prova in particolare nei confronti degli egiziani durante l'esodo dall'Egitto. E' a motivo di questa "lentezza" che Dio si distingue da tutte le altre divinità antiche ed anche dai potenti di questo mondo che esercitano il loro potere senza moderazione. Da questa di differenza, secondo l'autore della Sapienza, il popolo giudaico dovrebbe trarre due conclusioni. Prima di tutto dovrebbe comportarsi come il suo Dio, mostrandosi amico degli uomini. Inoltre debbono anche e sempre ricordare che per quanto peccatori, potranno contare anche loro ed ogni giorno sulla misericordia divina. Questa è la buona novella sia dell'Antico che del Nuovo Testamento.

SECONDA LETTURA - Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani (8,26-27)
Al gemito del creato ed al nostro stesso gemito, di cui parlava il brano della domenica precedente, si aggiunge il gemito dello Spirito. Egli che ci ha donato la vita e ci ha resi figli di Dio e ci fa tendere verso la resurrezione è, in questa tensione, l'aiuto più valido alla nostra incapacità. Da soli e senza la preghiera siamo incapaci di raggiunger la salvezza. Ora lo Spirito, che è in noi mediante il battesimo, ci aiuta a formulare quella giusta preghiera che è secondo Dio, cioè secondo il suo piano di salvezza e che ha come oggetto la nostra stessa salvezza.

VANGELO - Dal vangelo secondo Matteo (13,24-43)
Gesù ha proclamato il Regno di Dio, ma non è stato ascoltato e la sua parola ha provocato ostilità. Tuttavia almeno alcuni hanno accolto la parola di Gesù e vogliono comprenderla. Questo significa il minuscolo granellino di senapa che è stato piantato e prima o poi diverrà un grande albero, o il pugno di lievito che farà fermentare tutta la massa della farina. Con la parabola della zizzania che segue, troviamo sostanzialmente lo stesso schema della parabola del seminatore: prima una parabola principale, rafforzata da due più piccole, che viene raccontata alla folla. Poi una riflessione sull'insegnamento in parabole. La folla non comprende le parabola, i loro cuori non sono interessati a fare quello sforzo di comprensione che la parabola richiederebbe ed allora Gesù lascia la folla. Infine Matteo ci presenta una rilettura delle parabola fatta dalla comunità cristiana e presentata come destinata ai discepoli, immagine di coloro che sono disposti allo sforzo di attenzione e comprensione perché la Parola possa fruttificare.
Il problema fondamentale della parabola della zizzania è riassunto nella domanda che i contadini rivolgono la padrone del campo: perché c'è zizzania mescolata con il buon grano? Perché nel mondo c'è il male? Perché i malvagi prosperano insieme ai buoni in una apparente ingiustizia che Dio permette? Secondo le aspettative dei giudei con la venuta del Messia e l'instaurazione del regno di Dio i malvagi sarebbero spariti dalla faccia della terra insieme con ogni forma di peccato. I primi cristiani si pongono dunque la domanda: se Gesù ha portato la salvezza, perché ancora nel mondo c'è il male, il peccato ed i peccatori? La risposta della parabola è che bisogna aspettare fino al momento della mietitura, solo allora la zizzania verrà eliminata definitivamente, bruciata nel fuoco. Il Regno di Dio è venuto e le parole e le azioni di Gesù lo manifestano chiaramente, ma sta ancora appena germinando, come un piccolo granello di senapa o un po' di lievito. È necessario attendere con pazienza fino al compimento pieno delle promesse di Dio. Non dobbiamo lasciarci sconcertare dall'apparente debolezza ed insignificanza dell'opera di Dio nel mondo, il risultato sarà certamente superiore ad ogni attesa.
Come già con la parabola del seminatore, la rilettura ecclesiale della parabola della zizzania, riportata dalla sua spiegazione ai discepoli, cambia un po' la prospettiva. L'accento è posto sulla responsabilità dei cristiani chiamati ad operare il bene e soprattutto a spingere il mondo verso il bene. La zizzania diventa allora il comportamento di quanti danno scandalo e spingono con ciò al male, mentre il buon grano diventa il cristiano che ama il suo prossimo spingendolo al bene e correggendolo dai suoi errori. Non è possibile raggiungere il premio del Regno preoccupandosi solo della nostra salvezza personale. Questa salvezza passa anche per la salvezza dei fratelli, che incontriamo nel cammino e che possiamo spingere al bene o al male.
Nella spiegazione della parabola si evoca un aspetto proprio della vita sulla terra e che nell'immagine originaria del grano e della zizzania non è contemplato. Il buon grano non può infatti diventare zizzania, né la zizzania diventare buon grano; ma nella vita concreta la pazienza di Dio verso i malvagi, unita alla testimonianza ed al buon esempio dei cristiani, possono far sì che chi è stato seminato nel male si converta e porti un frutto buono. E' però purtroppo anche possibile che il male attorno a noi ci corrompa, quindi la vigilanza resta fondamentale nello stile di vita del credente in Cristo.