| Omelia (17-07-2011) |
| Gaetano Salvati |
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Nel silenzio di Dio Il Vangelo di questa Domenica continua l'insegnamento di Gesù in parabole. Il Maestro ne espone tre, molto importanti per il cammino del discepolo. La prima parabola (Mt 13,24-30) tratta della sorte del seme (Parola di Gesù), la cui crescita è vincolata dall'azione del nemico, che semina la zizzania, un'erbaccia che si avvinghia al frumento. Perché il buon seme venisse preservato, la zizzania non veniva estirpata prima della mietitura. Solo allora era possibile dividere il seme buono dalla zizzania. La parabola è un messaggio di fiducia per i discepoli: anche se nel mondo vi è la presenza del male, Dio già sta attuando la sua opera di salvezza. Attraverso la predicazione di Gesù, Dio sparge e fa crescere nei cuori di tutti gli uomini il seme buono, fino alla fine del mondo, quando Dio separerà i giusti dai malvagi. Come spiegare allora il tempo in cui la Parola sembra soffocare dall'azione del nemico? Questo è il tempo della tolleranza e del silenzio di Dio. Il Maestro ci insegna che ogni atteggiamento d'impazienza o di intolleranza nei confronti dei fratelli che commettono scandali non corrisponde allo spirito del Vangelo. Soltanto Dio giudica: noi credenti dobbiamo imitare la bontà del Salvatore, e pregare, perché il malvagio si converta. Pregare significa attendere la mietitura finale, in cui il bene trionferà definitivamente sul male. Pregare è imitare il Dio silenzioso, che cerca di riportare nell'ovile la pecorella smarrita. Pregare nel silenzio (in Dio) è aver fiducia nell'annuncio della Parola che persiste nel male del mondo. Pregare, infine, è lasciarsi penetrare dallo Spirito "che viene in aiuto alle nostre debolezze" (Rm 8,26). Nella seconda parabola (Mt 13,31-32), Gesù ci sprona ad aver fiducia nella sua attività: Egli ha vinto la morte e il peccato, e instaurando il regno con la Sua predicazione, ci rende partecipi della vita divina. La terza parabola (13,33) è simile alla seconda. In essa Gesù sottolinea la sproporzione fra il pizzico di lievito con il quale la donna impasta la farina, e la quantità enorme di pasta lievitata che ne deriva. Tale paragone spiega l'attività del Figlio di Dio che allora appariva insignificante, e la forza silenziosa e spettacolare con cui Dio avrebbe trasformato il mondo. Il lievito, dunque, rappresenta la forza del Vangelo, che, anche se nascosta e silenziosa agli occhi della storia, fermenta nei cuori dei credenti fino alla fine dei secoli. Affinché la Parola di Gesù possa fermentare nei nostri cuori, dobbiamo essere disponibili al Suo ascolto: meditare quotidianamente la Sacra Scrittura e partecipare assiduamente ai sacramenti. Cari fratelli, lasciamo entrare il Salvatore nella casa, vale a dire, nella nostra anima. Nel Suo sublime silenzio, Egli ci rivelerà il significato di ogni termine; ci scuoterà dal torpore che angustia il nostro intimo per farci assumere un atteggiamento coerente nei confronti del Vangelo; ci indicherà, infine, la strada che un giorno ci collocherà tra i figli del regno. Amen. |