Omelia (10-07-2011)
Gaetano Salvati
Ascolto e comprensione

La Liturgia della Parola di questa Domenica ci permette uno sguardo sulla nostra condizione umana. Noi cristiani, liberati da ogni disfattismo e incertezza del dolore e dell'impenetrabile, siamo pronti ad aprirci agli insegnamenti del Maestro, che rivela il cammino di fede nel mondo. Tale cammino, secondo San Matteo, è composto da due elementi: ascolto e comprensione.
Gesù con la parabola (Mt 13,3-9) è intenzionato a rinvigorire la fede dei discepoli, angustiata dall'opposizione dei capi dei giudei al ministero del loro Maestro (cc. 11-12): nonostante la perdita di molti semi (simbolo della sua predicazione), quelli caduti nel terreno buono davano frutto e compensarono la fatica del seminatore. Pertanto, Gesù invita gli uditori ad aver fiducia nella sua Parola, nell'onnipotenza di Dio, che già stava attuando mediante la sua azione, anche se apparentemente sterile.
Nella spiegazione della parabola del seminatore (vv. 18-23), invece, Gesù focalizza l'attenzione sulla diversità dei terreni dove viene seminata la semente. Ora l'accento non cade più sul seme, cioè sulla Parola, sparso dal seminatore (Gesù), piuttosto sui terreni, vale a dire, sulla volontà degli uditori ad accettare o meno la Parola. Non serve a nulla ascoltare la predicazione del regno di Dio: per non rendere la Parola sterile, bisogna comprenderla, penetrarla a fondo, tradurla nella vita quotidiana. Essere docili all'insegnamento dell'Agnello immolato: ascoltare la sua Parola per comprendere che Dio esige una risposta attiva all'amore riversato su di noi mediante il sacrificio del Figlio. I vari terreni, allora, sono le nostre risposte: la via simboleggia l'uomo che ascolta ma non assimila la Parola (v.19); i terreni rocciosi (v.20) rappresentano l'uomo che accoglie la Parola ma cede alle prime difficoltà perché non ha una fede forte; le spine designano le inquietudini che distraggono il credente dalla vita spirituale e rendono la Parola infruttuosa (v.22). Infine, il terreno buono è colui che non solo ascolta la Parola di salvezza, ma la comprende, e subordina ogni cosa alla fedeltà al Vangelo.
Cari fratelli, non rimaniamo passivi di fronte all'annuncio della Parola: sforziamoci di essere operai della nostra fede, autentici cristiani. Liberi dalla morte e dal peccato, testimoniamo con la nostra vita che ogni allarmismo negativo è cessato grazie al sangue di Cristo; come ci assicura l'Apostolo Paolo (Rm 8,18), pensiamo alla gloria futura che ci attenderà e che ora già pregustiamo. Amen.