| Omelia (26-06-2011) |
| don Roberto Seregni |
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Io sono il pane vivo Ultime settimane davvero piene. Abbiamo iniziato le attività estive con un bellissimo musical dei ragazzi delle superiori e il Grest, con quasi trecento bambini e una cinquantina di animatori. Domenica scorsa abbiamo ricordato il quarantesimo anniversario di sacerdozio del nostro prevosto e oggi - finalmente - nella festa del Corpo e Sangue del Signore, la Chiesa ci invita a fermarci. Tutti ci dicono di correre, di fare le cose in fretta, di non perdere tempo, di essere tonici e dinamici. La madre Chiesa - per fortuna! - è di tutt' altro parere. Fermiamoci, dunque. Fermiamoci per fare il punto della situazione della nostra fede e per provare a grattare via tutte le incrostazioni fatte di abitudini, superficialità e fretta che a volte caratterizzano il nostro rapporto con l'Eucarestia celebrata nelle nostre comunità. Fermarci per chiederci onestamente se andiamo a Messa solo per sentirci in pace con la coscienza o perché quell' incontro con Gesù è la chiave di volta della nostra settimana. Fermarci per chiederci se la Parola che ascoltiamo e il Pane che ci viene donato sono accolti come un dono o subiti come una abitudine. Fermiamoci per togliere dalla naftalina la nostra fede e farla respirare e brillare al vento caldo dello Spirito. Leggo e rileggo la pagina di Giovanni che la liturgia ci propone in questa domenica. Trovo una cosa che mi stupisce e mi affascina. Gesù non dice di nutrirci della sua santità o giustizia, non dice di bere la sua innocenza e mitezza e non dice neppure di prendere forza dalla sua potenza divina. Gesù dice di prendere e mangiare la sua carne! Gesù ci offre la sua debolezza e la sua fragilità! Avrebbe potuto rimanere in mezzo a noi in mille e mille modi, non è forse il Figlio di Dio? Avrebbe potuto lasciarci il segno definitivo della sua potenza o della sua gloria, tanto per convincerci per bene e togliere ogni dubbio alla nostra fede traballante. Avrebbe potuto, certo... E invece no! Gesù rimane in mezzo a noi con il suo corpo, la sua storia, la sua vita appassionata d'amore, la sua trasparenza del Volto del Padre. Mangiare la carne e bere il sangue del Signore è nutrirsi del cuore incandescente dell'amore, è assimilare il segreto di quella vita più forte della morte, è scoprire che Dio mi è più intimo di quanto io lo sia con me stesso. Mangiare e bere di Lui è scoprire che solo Lui sfama e disseta le nostre inquietudini, che solo Lui può dare forza e direzione alla nostra vita, che solo Lui sa riempire di bellezza la nostra quotidianità. Nutrirci di Lui significa dire il nostro "Sì" a quel progetto di vita che Gesù ha rivelato dalla Croce e farlo diventare il nostro. Coraggio, cari amici! Lasciamoci saziare da Lui, la nostra fame d'infinito sarà nutrita dalla Sua stessa vita e dal suo stesso amore. Buona settimana Don Robi |