Omelia (17-07-2011)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43

Il tema di fondo delle letture che la liturgia di oggi ci propone si può sintetizzare in due parole, strettamente legate tra loro: mitezza e pazienza. Il libro della Sapienza e il Salmo responsoriale ci ricordano che Dio è paziente, lento all'ira e grande nell'amore, a tutti concede il tempo di convertirsi, giudicherà alla fine. Pazienza è avere la speranza, come ci dice il vangelo, che nella nostra vita, nella vita di chi ci sta vicino, nel mondo stesso è presente il seme buono di Dio.

Il brano tratto dal libro della Sapienza è una riflessione sul comportamento di Dio attraverso gli avvenimenti della storia. Dobbiamo fare nostro l'atteggiamento di Dio che con la sua indulgenza ci insegna ad amare il prossimo, con l'apertura al perdono, alla fiducia e all'indulgenza. Infatti nel Salmo 85 leggiamo "Tu sei buono, Signore, e perdoni" e "Dio di pietà, compassionevole, lento all'ira e pieno di amore, Dio fedele, volgiti a me e abbi misericordia".

San Paolo, nella sua lettera ai Romani, ci ricorda che noi non sappiamo neanche che cosa sia conveniente domandare a Dio, ma è l'azione dello Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza e ci sostiene, ci guida, intercede per noi. Egli solo che scruta i cuori, è capace di suscitare in noi il sentimento e la preghiera appropriata da rivolgere a Dio.

Nel Vangelo di oggi Matteo continua il discorso di Gesù in parabole. Tutte le parabole del capitolo 13 hanno in comune una cosa: il crescere. Lascia crescere ciò che è piccolo, non impedire alle cose e alle persone di crescere. In particolare emerge che la pazienza non è esclusione, estirpazione, ma è la capacità di non dare giudizi definitivi, di saper convivere con ciò che è negativo: la tolleranza è quindi anche un metodo di convivenza.

La prima parabola di oggi può essere intesa come uno sviluppo di quella di domenica scorsa. Il seminatore sparge la semente, che in parte si perde e, anche là dove attecchisce e porta frutti abbondanti, cresce frammista a erbe infestanti come la zizzania.

Lo sguardo dei servi, si fissa sulle erbacce, lo sguardo di Dio, si fissa sul buon grano...: siamo chiamati a scoprire e a conoscere ciò che di bello, di buono, di vitale, di promettente Dio ha seminato in noi e nelle persone che ci sono vicine in famiglia. Gesù vuole condurci a saper accettare i nostri limiti e quelli degli altri, senza pretendere una perfezione che è impossibile da raggiungere.

Allora la logica di Gesù è diversa dalla nostra, è l'"Aspetta". Ci ricorda inoltre che non tutto dipende da noi e che nel mio "campo" non sono solo io a seminare, ma anche tutti coloro che condividono con noi la nostra vita in famiglia, i parenti, gli amici, i colleghi... E' da illusi pensare che noi siamo gli unici artefici della nostra vita.
Questa parabola allora ci dice che non c'è il bene senza il male, la zizzania senza il grano, il positivo senza il negativo. Chi ama il proprio coniuge non lo vuole perfetto, non gli serve, ma vuole il dialogo, la comprensione, la tenerezza e l'amore.

Attuare il messaggio di questa parabola significa mettere la speranza al primo posto, è Dio che cambierà i cuori nel frutto del seme buono. Anche noi dobbiamo aspettare la mietitura, lavorando con impegno a cambiare noi stessi egli altri, per quanto ci è possibile, da zizzania in buon grano, ricordando che nessuno è solo zizzania, nessuno è puro grano. Ci può aiutare a questo proposito il metodo del saper leggere i segni dei tempi.

Le due parabole del granellino di senape e del lievito ci dicono che la fede va inserita nella vita, come lievito nella pasta e il seme, seppur piccolo, col tempo diventerà un luogo di accoglienza per chi ha bisogno.

Dio preferisce portare avanti il suo progetto con le cose piccole, povere, insignificanti, mentre noi abbiamo sempre fretta di portare a termine i nostri progetti, Dio sa attendere con molta pazienza e longanimità, perché questa è la regola della vita. Una pazienza che non è sterile rassegnazione, collera repressa o amara disperazione, ma un'attesa calma e serena. Anche noi se lasciamo crescere dentro di noi, nel profondo del nostro cuore, quel granellino di senape e il cubetto di lievito ci aiuterà a sconfiggere l'incomprensione e lo spirito aggressivo che spesso ci accompagna. Quel che conta è far crescere il più possibile la pianta buona.

Per la riflessione di coppia e di famiglia:

- Siamo capaci ad applicare questo metodo dell'attesa, della pazienza, del lasciar crescere l'altro/altra nella nostra coppia?

- Riusciamo a collegare le parabole di oggi con lo stile di vita della Chiesa?

- Che cose è per la nostra coppia il lievito?

Commento a cura di Don Oreste, Anna e Carlo - CPM Torino