| Omelia (15-05-2011) |
| Gaetano Salvati |
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Amen La liturgia della IV Domenica di Pasqua presenta il cammino di conversione che ogni uomo e donna deve compiere per giungere a godere della vita divina. L'Apostolo Pietro presenta tale strada nel libro degli Atti: il pentimento, il battesimo, il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo (At 2,38-39). Durante queste quattro tappe l'uomo non è mai da solo. Infatti, come recita il salmo appena proclamato, "il Signore è il mio pastore", cammina dinnanzi al gregge, cioè i credenti, e li conduce verso pascoli erbosi ed acque tranquille (Sal 22,2). La seconda lettura, tratta dalla Prima Lettera di San Pietro, è un invito ad essere sempre nella gioia: i cristiani devono impegnarsi a modellare la loro vita secondo l'esempio di Cristo, che si affidò totalmente alla giustizia del Padre. Seguendo il modello divino, noi cristiani partecipiamo della giustizia del Crocifisso-Risorto, e siamo salvati. Salvando l'umanità, il Maestro ci raccoglie, ci unisce: siamo una sola famiglia. San Giovanni usa un linguaggio bucolico e, contemporaneamente, profondo, per sottolineare la nostra nuova condizione di salvati e per meditare l'opera compiuta da Cristo. Gesù, il figlio di Dio fattosi carne umana per essere vicini a noi, è il pastore dell'umanità redenta. Egli chiama le sue pecore per nome (Gv 10,3), e, i credenti, riconoscendo la sua voce, lo seguono verso la salvezza. Gesù Cristo, pastore della nostra anima, è il fondamento e la premessa di ogni cammino di conversione; illumina la nostra esistenza mediante i sacramenti, e, attraverso di essi, apre la porta della vita divina. Il Signore, afferma San Giovanni, è anche la porta, il Redentore: per mezzo della Sua carne martoriata e gloriosa, riceviamo la vita in abbondanza (v.10). Il fianco squarciato del Nazareno è il segno concreto dell'amore di Dio verso l'umanità: la porta aperta è il corpo immolato, sanguinante e morente, dell'Innocente, che accoglie dentro di sè tutti gli affanni dell'uomo. Cari fratelli, confidiamo nelle parole del Pastore divino: solo Lui parla con l'autorità che gli è stata data dal Padre, poiché Egli è la verità, vale a dire, l'ultima parola, l'Amen, che raccoglie le preoccupazioni del mondo e le trasforma in lodi perenni a Dio. Affidandoci totalmente a Lui, professiamo la nostra fede in Colui che ci ha riunito oggi. Celebrando il memoriale della Sua passione, morte e risurrezione, pronunciamo l'Amen ed entriamo nei pascoli eterni della salvezza. Ma, non siamo noi a pronunciare l'Amen: Cristo, venuto ad abitare nei nostri cuori mediante il battesimo, annuncia il si di Dio nei riguardi dell'uomo e il no al male e alla morte. Coltiviamo, quotidianamente, con la partecipazione ai sacramenti, la nostra fede. In questo modo, saremo uomini, cristiani, docili al richiamo del Pastore. Amen. |