Omelia (29-05-2011)
don Roberto Rossi
La ragione della nostra speranza è l'amore

Gesù dice: "Se mi amate, osservate i miei Comandamenti. E chi mi ama, sarà amato dal Padre mio e io lo amerò e gli manifesterò me stesso". Noi sappiamo che Gesù ha sintetizzato tutti i comandamenti così: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso". Dirà poi: Questo è il mio comandamento, il comandamento nuovo: "Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi". Questa è una sottolineatura particolare di questa domenica: siamo richiamati ad osservare i Comandamenti di Dio, la legge che il Signore, nella sua bontà, ci ha dato. Siamo invitati a vivere secondo il Vangelo, secondo il modello che Gesù ci ha insegnato. Questa è la volontà di Dio ed è il vero bene per ogni uomo: nella volontà di Dio sta la nostra felicità. Ci si potrebbe chiedere: com'è possibile osservare i comandamenti di Dio in un mondo così contrario alla legge del Signore come il nostro? Anzitutto dobbiamo maturare la convinzione adulta, seria, che la legge di Dio non è cervellotica, non è nata per caso. Dio conosce il cuore dell'uomo, Dio sa in che cosa consiste la nostra felicità. I Comandamenti sono semplicemente la via che Dio ci ha tracciato per essere in pace con noi stessi, col prossimo, col cosmo e, naturalmente, con Lui, Creatore e Padre. La gioia viene dalla pace nel cuore: non da condizioni esterne di fortuna, di ricchezza, di potere, ma dalla pace e dalla serenità della coscienza. Ora per essere in pace dobbiamo osservare i Comandamenti. Tutti e dieci, naturalmente. Essi sono il valore assoluto che orienta la nostra vita. Questa convinzione viene dalla fede, ma viene anche dall'esperienza quotidiana: una vera moralità, personale e pubblica, non può essere fondata che sulla legge di Dio. Per questo ci è dato lo Spirito Santo che è Spirito di verità e di amore.
Lo Spirito Santo agisce in tanti modi. Il primo è l'amore e l'amore è la lingua che tutti comprendono. Amare è custodire e osservare i comandamenti. "Se mi amate, osservate i miei comandamenti". Non ci è richiesto o non dobbiamo aspettarci niente di straordinario. ma nella vita ordinaria lo Spirito agisce sempre e il suo dono più grande è la carità. S. Paolo dice: vi insegno una via che è più grande di tutte: proclama l'inno alla carità, l'inno all'amore. Lo Spirito Santo è Spirito di verità che è dato a chi si apre al Signore, ma che il mondo non conosce perché l'uomo tante volte rifiuta la regola di Dio. Basterebbe pensare al relativismo morale e alla cultura di morte che sono così presenti anche nel nostro tempo. Non è secondo verità costruirci una nostra morale o adeguarsi alla mentalità mondana. L'atteggiamento vero è sapere che siamo deboli e che possiamo anche sbagliare, ma la debolezza è sanata dal Consolatore. Abbiamo coscienza che siamo peccatori, per questo ci affidiamo al suo perdono e andiamo avanti.
Lo Spirito è il Consolatore, il "paraclito", cioè è colui che dà forza, che difende, che intercede, che protegge, che consola, che dà coraggio. In questo senso comprendiamo le parole di Pietro: "Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a dare ragione della speranza che è in voi, con dolcezza e rispetto e con retta coscienza". E' un dono dello Spirito quello di diffondere la speranza, quello di affrontare le responsabilità e i problemi senza scoraggiarsi. Il cristiano oggi deve mostrare che è vivificato dalla presenza dello Spirito Santo. Con dolcezza, perché non siamo possessori di verità, perché la verità appartiene pienamente a Dio. Con rispetto, a tutti quelli che cercano la verità. Siamo uomini di speranza quando viviamo nella bontà, quando viviamo secondo i comandamenti, quando siamo nella luce della verità.