Omelia (17-04-2011)
don Daniele Muraro
Il Figlio di Dio crocifisso

Il racconto della Passione ci mette davanti la persona di Gesù nel pieno della sua maturità umana, del suo vigore fisico, del suo equilibrio morale, della capacità di comprendere e volere. Gesù affronta l'evento della sua uscita dal mondo facendo della vita un'offerta Dio come destinatario e agli uomini in quanto beneficiari.
Potremmo dire che Cristo al Padre e ai suoi Discepoli dona il meglio di sé. Aristotele dice che il massimo del vigore fisico per l'uomo è tra i trenta e i trentacinque anni, mentre per l'anima intesa come intelletto, fissa un culmine più preciso, intorno ai quarantanove anni.
Gli uomini maturi possiedono unite le qua­lità positive che la giovinezza e la vecchiaia si spartiscono, e hanno in misura equilibrata tutto quello che negli altri è in eccesso o in difetto.
Gesù essendo il Figlio di Dio era la Sapienza incarnata, perciò fin da subito dimostrò una straordinaria intelligenza e dottrina. Non ci fu bisogno per Lui di attendere un'età più avanzata per permettergli di esprimere al meglio il suo insegnamento.
Fu conveniente che il Signore affrontasse la Passione nei suoi trentatré anni, per mostrarci meglio il suo amore, dando la sua vita per noi quando era nella perfezione dell‘età. Anche l'Agnello pasquale veniva scelto senza difetto.
Risuscitando e mostrandosi agli Apostoli sotto la figura con cui fino ad allora l'avevano conosciuto Egli inoltre volle esibire in se stesso la sorte futura dei risuscitati, che godranno di una giovinezza senza tramonto.
San Paolo descrive lo sviluppo della Chiesa nel tempo come un consolidarsi collettivo dei fedeli "finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo".
Possiamo accomodare queste considerazioni a Maria santissima, che allora forse non aveva ancora cinquant'anni e perciò, secondo il dottrina antica, era nel pieno delle sue energie intellettuali, ben capace di capire quello che subiva il suo Figlio e comprenderne le motivazioni per unirsi nell'offerta del sacrificio.
Gesù rimane Figlio anche sulla Croce, come testimoniano gli osservatori più obiettivi della vicenda, il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, i quali presi da grande timore dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!".
Gesù è perfettamente obbediente in quanto Figlio e perfettamente Salvatore in quanto Dio. Noi cristiani in questi giorni della Settimana santa siamo invitati ad adorarLo come il nostro Signore e a guardare a Lui come al nostro modello ideale, la risposta di Dio a tutte le attese e domande del mondo.