| Omelia (03-04-2011) |
| don Daniele Muraro |
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Occhi nuovi di figli Essere affetti da una menomazione fisica non è indizio di peccato personale o familiare. Il Vangelo di oggi ripete alla fine con la valutazione con cui era iniziato e poi aggiunge che ben più pericolosa è la presunzione di essere apposto anche senza la grazia che solo il Figlio di Dio può dare. Camminando per le vie di Gerusalemme Gesù si sofferma a guardare un cieco. Si trattava una presenza abituale in quei paraggi, e tutti, anche i discepoli, sapevano che quell'uomo era nato così. Al paralitico guarito (si tratta di un miracolo raccontato poco prima e avvenuto sempre in città), Gesù aveva intimato: "Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio!". I discepoli, convinti che esista una stretta concatenazione tra male morale e conseguenze fisiche, ora vogliono capire come sia stato possibile per quell'uomo macchiarsi di colpa prima di nascere; altrimenti non può che trattarsi di un peccato dei genitori. Gesù risponde negando entrambe le ipotesi. Dio è buono e permette qualcosa di male solo in vista di ricavarne un bene maggiore. A riguardo del cieco la disgrazia è venuta non solo come prova, ma soprattutto "perché in lui siano manifestate le opere di Dio". Con ciò Gesù dichiara che Dio non abbandona il mondo al suo destino, ma interviene efficacemente entro la storia. Egli vuole raddrizzare quello che non va e immettere nel cuore dell'uomo l'aspettativa di beni migliori. Per il cieco era finito il tempo della sopportazione, iniziava quello della libera preferenza. Per Gesù al contrario stava per terminare il periodo propizio all'operosità e di lì a poco sarebbe subentrata la Passione. Ciò significano le parole: "Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire." "Tutto ciò che la tua mano è in grado di fare, fallo con tutta la tua forza, perché non ci sarà né attività né calcolo né scienza né sapienza nel regno dei morti" dice Qohelet. Spiritualmente si può intendere che non si deve rimandare il tempo della conversione. Con questo miracolo il Signore dimostra di essere venuto a sanare quello che c'è di meglio nella sua creazione. La testa è la parte più nobile del corpo e nel capo gli occhi sono superiori ad ogni altro organo di senso tanto da venire chiamati "la porta dell'anima", ma tutto l'uomo è quanto di più eccellente si può trovare tra le creature dotate di corpo,. Il gesto del Signore di sputare per terra e formare del fango può lasciare perplessi: si tratta di un rimando al modo con cui il libro della Genesi racconta la plasmazione di Adamo dalla polvere del suolo. La virtù che permetterà al cieco di recuperare la vista viene direttamente dal Signore ed è come un ristabilimento dell'integrità originaria. Nell'ordine di andare a lavarsi presso la piscina, gesto che il cieco avrà fatto chissà quante volte fino ad allora, troviamo un appello alla fede. Il cieco capisce che gli è comandato da Uno che è mandato. Esteriormente la guarigione si risolve nella rimozione di un impedimento, ben simboleggiato dal fango da cui si deve astergere. In un senso più profondo si tratta di un accrescimento nella facoltà di vedere. Egli acquista sani non solo gli occhi del corpo, ma anche quelli della fede. È istruttivo osservare come nello svilupparsi della vicenda ad un graduale avvicinamento del cieco al Cristo fino alla professione aperta di fede corrisponda un altrettanto sistematico allontanamento dei Giudei sempre più ostinati nel rifiuto. Lo sguardo muta il volto della persona, perciò la perplessità dei primi osservatori è scusabile, meno accettabili sono le riserve preconcette dei capi che cercano di "smontare" il caso, inducendo il cieco a ritrattare la genuina versione dei fatti. A seguito della guarigione egli era diventato un personaggio "in vista", e quelli che temevano per la sua testimonianza di perdere ascendente fra il popolo, non potendo smentirlo, dopo averlo intimorito e offeso, decidono di ignorarlo. L'intorbidamento delle fonti, l'inquinamento delle prove, la corruzione dei testimoni, la diffusione di notizie false o tendenziose è un metodo di lotta antico, ma ancora praticato unicamente della nostra società della comunicazione in cui tutto fa spettacolo e l'informazione è piegata all'interesse affaristico. Nonostante la presa di distanza dei genitori il cieco guarito un po' alla volta prende coraggio e in premio della sua costanza riceve l'illuminazione risolutiva. Egli vede sempre più da vicino il legame tra Dio e Gesù e alla fine arriva a dichiararlo Figlio di Dio e gli si prostra innanzi. Anche di lui si può dire, come nei racconti pasquali, che vide e credette. Ogni cecità spirituale proviene dal peccato e tra i peccati il più accecante è la superbia, che fa vedere quello che vuole non solo agli altri, ma anche al proprio spirito trasformandosi in allucinazione, cioè in perdita di contatto con il mondo. "L'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore". Ora in Cristo questa privilegio diventa anche del cristiano che crede. Si può dare una consonanza nell'impostura, ma essa resta una adunata di interessi e non arriverà mai a trasformarsi in una concorde vita fraterna. Noi cristiani siamo invitati a comportarci da "figli della luce" e "il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità", che è la condizione positiva per ritrovarsi uniti e solidali. |