Omelia (01-05-2011)
padre Ermes Ronchi
Dalle piaghe aperte, luce e misericordia

«Se non vedo, se non tocco, se non metto la mano non credo!»

Tommaso vuole delle garanzie, ed ha ragione, perché se Gesù è vivo, cambia tutto. Tommaso sperimenta la fatica di credere, come noi. Eppure in nessuna parte del Vangelo è detto che la fede senza dubbi, granitica, sia più sicura e affidabile della fe­de intrecciata alle domande (anzi la prima parola di Maria non è un «sì», è invece una do­manda... come è possibile che io diventi madre? Non esiste fede esente da domande e da dubbi. Tommaso però, pur dissenten­do dagli altri apostoli, non ab­bandona il gruppo, rimane e il gruppo, a sua volta, non lo e­sclude. Modello per le nostre as­semblee: quando i dubbi sor­gono, quando situazioni difficili o errori della comunità ti sco­raggiano, non andartene, non isolarti, non sentirti escluso, re­sta all'interno della comunità. Non stancarti di porre le tue domande: qualcuno, custode del­la luce, ti porterà la risposta.

Otto giorni dopo venne Gesù... Mi conforta pensare che se tro­va chiuso, Gesù non se ne va; se tardo ad aprire, otto giorni do­po è ancora lì. Venne Gesù... e disse a Tommaso. Gesù viene, non per essere acclamato dai dieci che credono, ma per an­dare in cerca proprio dell'a­gnello smarrito, lascia i dieci al sicuro e si dirige verso colui che dubita: Metti qua il tuo dito, stendi la tua mano, tocca! A Tommaso basta quel gesto. Co­lui che tende le mani verso di te, voce che non ti giudica ma ti incoraggia e ti chiama, corpo of­ferto ai dubbi dei suoi amici, è Gesù. Non ti puoi sbagliare! C'è un foro nelle sue mani, c'è un colpo di lancia nel suo fianco, sono i segni dell'amore, che Ge­sù non nasconde, anzi, quasi e­sibisce: il foro dei chiodi, tocca­lo; lo squarcio nel costato, puoi entrarci con una mano; piaghe che non ci saremmo aspettati, pensavamo che la Risurrezione avrebbe rimarginato per sempre le ferite del venerdì santo. E invece no. L'amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l'alfabeto delle ferite. Inde­lebili ormai, proprio come l'a­more. Ma dalle piaghe aperte non sgorga più sangue, bensì luce e misericordia. E nella ma­no di Tommaso, che trema, ci sono tutte le nostre mani.

Tommaso passa dall'incredu­lità all'estasi: Mio Signore, mio Dio. Mio come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come lo è il cuore e, senza, non sarei. La vitalità di Dio mi è compagna, l'avverto, energia che sale, si di­lata dentro, dà appuntamenti, mette gemme di luce, mi offre due mani piagate perché ci ri­posi e riprenda fiato e coraggio. E dico a me stesso: Io appar­tengo a un Dio vivo, non a un Dio compianto. E questa paro­la mi è di dolce, fortissima com­pagnia.

Io appartengo a un Dio vivo!