Omelia (21-07-2002)
don Romeo Maggioni
La zizzania e il buon grano

Il problema del male è scandalo per un mondo creduto creato da Dio onnipotente e guidato dalla Provvidenza di un Dio che è buono. "Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo?".

Certo che Dio ha creato il mondo per bene: "E Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco era cosa molto buona" (Gen 1,31). Tutta la Bibbia difende Dio da questo sospetto. Non è lui la causa del male e della morte. "Si, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono" (Sap 2,23-24).

"Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose: Un nemico ha fatto questo". "Il nemico che l'ha seminata è il diavolo". "E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?". Non è concepibile che Dio sopporti il male: dove va a finire la sua giustizia?

1) ZIZZANIA E BUON GRANO

Il problema della giustizia, della lotta contro il male è uno dei più impegnativi nella nostra storia. E Dio per primo è in prima linea dacché ha inviato il suo Figlio Unigenito per essere Redentore, appunto salvezza dal male e dalla morte.

Ma vi è subito una distinzione da fare tra l'atteggiamento di Dio e quello dell'uomo. L'uomo concepisce il male come una cosa, una realtà oggettiva che si possa aggredire e distruggere come qualcosa di materiale. Dio sa che il male è una scelta dell'uomo e parte della sua persona e della sua vita; e quindi nel toccare il male si tocca l'uomo;... e qui si richiede prudenza e distinzioni.

E' un altro allora il modo di aggredire il male, quello che tiene conto della coscienza e del cuore di ognuno, risana la libertà, rafforza la volontà, eliminando il male alla radice dell'uomo, cioè alla sua responsabilità.

Da qui la prima affermazione del vangelo di oggi: Dio ha un suo modo di esercitare la giustizia, quello di scadenzarla al ritmo della misericordia, perché dà credito all'uomo e ne attende e sollecita il ravvedimento fino all'ultimo. "Il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti. Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi" (I lettura).

Per questo Gesù a chi vuol far piazza pulita di tutto, risponde: "No, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio".

Questo ci insegna a non pensare ad una comunità cristiana solo di puri, perché...chi mai può giudicarsi puro nel fondo del cuore e mettersi dalla parte del buon grano? "Chi è senza peccato scagli per primo la pietra" (Gv 8,7). Ci dice ancora che il male è nel cuore dell'uomo e che quindi l'impegno educativo - assieme alla grazia di Cristo - è ciò che veramente toglie il male e cambia il mondo. E ancora: che buon grano e zizzania si trovano assieme in ogni cuore: nessuno allora è così negativo da non avere angolo dal quale si possa partire per una redenzione. Il dar credito, con pazienza, il dar fiducia come Dio fa con noi, è ancora il metodo migliore per far giustizia e far crescere il bene.

2) SENAPE E LIEVITO

Certo è che l'operare nei cuori non fa fracasso, né pubblicità, né è opera di prestigio e potere: non va sui libri di storia. La Redenzione di Cristo non è impresa misurabile "a chili", non è conquista militare: lavora nella discrezione delle coscienze, nella illuminazione del cuore, nella libertà personale. Il bene - si dice - non fa cronaca!

Per questo Gesù disse: "Il Regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami". Se il bene non fa cronaca, fa però storia: quella storia che costruisce l'umanità. E diviene riferimento per tutti gli uomini di buona volontà.

E ancora, il bene ha una sua potenza ed efficacia che rompe anche le croste più dure: la fede vince il mondo, come l'amore è più forte della morte."Il Regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta la fermenti". "Il vangelo è potenza di Dio", scrive san Paolo. Niente ne può fermare la corsa e l'efficacia. Come ogni esempio di bene ha una sua penetrazione e non abbisogna di troppi puntelli umani per contagiare. Dobbiamo credere alla riuscita dell'opera di Dio - ed ogni partecipazione umana sincera a quell'opera -, nonostante remore, vischiosità e persecuzioni.

Oggi in particolare viviamo una situazione culturale di pluralismo; non solo, ma forze di persuasione e manipolazione non certo ispirate al Regno di Dio sembrano prevalere e soffocare l'annuncio evangelico. Viene la tentazione della sfiducia e della paura. Credere al valore sommo e decisivo del Regno, e poi alla sua efficacia, è l'unico atteggiamento che può sostenere oggi una autentica missionarietà e testimonianza. E' già - certamente - capitato di pensare che il male avesse sconfitto il bene, e ucciso Dio stesso in persona; qualcuno aveva già esclamato: "Speravamo ..". Ma le cose si sono capovolte, e da allora sempre Dio e il bene sono vincenti.

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Vi è una frase di san Paolo che è tra le più scombussolanti le nostre idee di perbenismo puritano: "Dio ha infatti rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia" (Rm 11,33).

Questo significa addirittura che in un certo modo il male è previsto nel disegno di Dio, perché di Lui si mostri più che un amore di benevolenza, un amore di misericordia e perdono. Dal male dell'uomo Dio ha saputo trarre un più grande bene, che è il mistero della Redenzione. Rispettiamo e abbiamo fiducia nel modo con cui Dio guida la storia, certi che sempre sa trarre il bene anche dal male.