| Omelia (08-05-2011) |
| Gaetano Salvati |
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Commento su Luca 24,13-35 La liturgia odierna contempla Cristo, morto e risorto, che invita ciascuno di noi a seguirlo verso la meta eterna: la partecipazione alla vita divina. San Pietro, nel libro degli Atti, esclama "a voce alta" (At 2,14a) che la risurrezione di Gesù è il fondamento della speranza. Tale speranza deve abitare il cuore di ogni creatura, di ogni cristiano. La speranza che il crocifisso-risorto ha elargito a Pasqua non è nostalgia del passato o illusione di un futuro migliore; è la consapevolezza che noi, comunità pasquale, siamo pellegrini nel mondo in compagnia del Consolatore della nostra esistenza, lo Spirito Santo, promesso ed effuso su di noi (v.33) nel Battesimo e nella partecipazione ai sacramenti. È lo Spirito che ha ispirato gli Apostoli ad interpretare il tempo dopo la Pasqua come la storia dell'incontro degli uomini con Dio. Con il dono del Consolatore, il credente, penetrando la Parola di Dio, diviene testimone della forza liberante che essa possiede (v.32). San Luca racconta in maniera sublime l'incontro trasformante di alcuni discepoli con la Parola di verità. L'evangelista narra che due discepoli erano in cammino verso Emmaus, un villaggio nei pressi di Gerusalemme (Lc 24,13). Mentre discutevano su quello che era accaduto il Venerdì Santo (v.14), Gesù risorto, si avvicinò e camminò con loro, ma essi non erano in grado di riconoscerlo (v.15-16). Il Maestro li interrogò riguardo la loro conversazione: "che cosa state discutendo?"; e ancora: "cosa è accaduto in questi giorni" (v.17-19). I discepoli, sorpresi per l'ignoranza del forestiero, gli descrissero ciò che era successo al "profeta potente in opere e parole davanti a Dio" (v.19). Gesù, a questo punto, pur non rivelando la sua identità, cominciò a spiegare tutta la Scrittura (vv.25-27). La Parola fatta carne, il Verbo eterno del Padre, illuminando la Sacra Scrittura, rende radiosi i cuori ottenebrati dei discepoli, conducendoli, delicatamente, alla piena comprensione della sua missione: morire e risorgere per salvare tutti gli uomini. Cari fratelli, il Signore dice ciò che fa e fa ciò che dice. Nell'Antico Testamento, Dio annuncia a Israele la venuta del Messia e l'edificazione di una nuova alleanza; nel Verbo incarnato compie queste Sue promesse. Antico e Nuovo Testamento, allora, non sono due realtà differenti. Narrano la storia dell'amore divino per noi, secondo un diverso cammino; per cui, l'Antico si illumina nel Nuovo e il Nuovo è preparato nell'Antico testamento. Il Figlio di Dio, la Parola unica, la Verità, ci dice tutto e ci dona tutto. Continuando il racconto, San Luca riferisce che i due discepoli invitano lo straniero a rimanere con loro (v.29). Egli rimane e, a tavola, mentre spezza il pane, viene riconosciuto dai discepoli (vv.30-31), che, ora, sono in grado di professare la fede nel risorto. Che significato può avere tale racconto per i cristiani? Gesù, per renderci capaci di accogliere la Parola, ha voluto lasciarci il dono dello Spirito e della Chiesa, fondata sull'insegnamento degli Apostoli. Essi, per primi, hanno accolto la parola di verità e l'hanno tramandata nei secoli ai loro successori, serbato nel forziere del popolo di Dio pellegrino nel tempo. Dunque, la Chiesa è la casa della parola, la comunità che, guidata dai loro pastori, interpreta fedelmente il messaggio d'amore di Dio. Il percorso di fede dei discepoli di Emmaus è identico a quello di tutti i cristiani: il viaggio, cioè il cammino dell'uomo nella storia; i vari interrogativi sul futuro incerto; le ansie che turbano il normale procedere nel mondo; la fede che sembra affondare tra i moti del mare in tempesta. Durante il nostro andare nella storia, il Maestro ci insegna che solo nell'ascolto obbediente e accogliente della Parola, Dio si comunica al nostro cuore, ci chiama ad offrire noi stessi. È Dio che ci raggiunge, e, rivelandosi come ai discepoli, ci invita a gustare, amare, celebrare, vivere ed annunciare in parole e opere la Parola. Questo è l'itinerario che, noi cristiani, Chiesa dinamica, viaggiatori comunitari, non dobbiamo mai dimenticare di seguire: solo così gusteremo ciò che in parte già assaporiamo, la vita divina. Non dobbiamo temere gli ostacoli che, lungo il cammino incontreremo: nella Parola vi è la sorgente della vita che si offre come aiuto e difesa della nostra fede e alimento della speranza e della carità. Amen. |