Omelia (14-07-2002)
padre Paul Devreux
Mt.13,1-23

Se voglio fare un giochetto per capire meglio chi era Gesù, basta che mi metto in spiaggia seduto, per vedere se si raccoglie una folla intorno a me, come succedeva a lui.
Poi posso provare ad immaginare che effettivamente la folla si sia radunata, e che mi chiede non di fare miracoli, ma semplicemente di parlare; cosa dico?
Questo confronto tra me e Gesù, è salutare perché capisco meglio chi era e quanto a saputo dare.

Gesù sapeva seminare, e lo faceva parlando alle persone che venivano ad ascoltarlo; non parlava al vento. In questa pagina di vangelo fa un bilancio di questo suo seminare che è ottimista, perché se si guarda un seminatore si può facilmente constatare che la maggior parte del seme che getta, cade sul terreno buono. Esiste però anche quello meno buono, e io mi domando: "Come posso considerarmi io?"

Penso che sono un terreno buono se mi riconosco un po' in quei tre terreni cattivi che cita Gesù, e che accetto di lasciarmi lavorare dalla parola, come il terreno dall'aratro, che allora veniva usato dopo la semina.

"A chi non ha sarà tolto anche quello che ha"!?! La vita nello spirito è come il conto in banca: se non l'alimenti, si svuota.