| Omelia (22-05-2011) |
| CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) |
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Commento su At 6, 1-7; Sal 32; 1 Pt 2,4-9; Gv 14,1-12 Gesù prima di lasciare questo mondo affida agli apostoli l'opera da lui iniziata. Tocca a noi popolo di sacerdoti, profeti e re continuarne l'opera al servizio di Dio e dei fratelli. Il nostro pellegrinaggio terreno va verso il Padre, da cui ha inizio e in cui deve avere il suo termine, e presso la casa del Padre noi troveremo riposo, protezione e sicurezza. Ivi ci riuniremo a lui, che ci ha preceduto (come al solito egli ci precede sempre e in ogni cosa) per conservarci il posto da secoli per noi pensato, a patto che ne siamo degni. Per essere degni di raggiungere la casa del Padre il Figlio si fa via. A noi non resta che percorrerla, sino in fondo, senza spaventarci quando si fa aspra. In quei momenti non ci resta che continuare a salire guardando il suo volto, il volto del Padre, e così troveremo la forza per continuare nell'impresa. Siamo tutti figli nel Figlio ( At 6, 1-7). In questo brano degli Atti Lc. ci da da vedere che, nella Chiesa primitiva non c'è, comespesso ci viene mostrato, solo abbracci e baci. Anche allora, come oggi, si sono delle diversità, tra cristiani della diaspora e cristiani palestinesi. Tali diversità vengono prontamente appianate dal collegio apostolico che chiedono ai fratelli della diaspora di scegliere sette tra loro sui quali essi imporranno le mani. Si evidenziano così i pilastri sui quali viene edificata la Chiesa: la Parola di Dio, predicata dagli apostoli e la Carità verso i più deboli ( servizio delle mense) lasciata ai Diaconi. Volgiti a noi, Signore, perché speriamo in te ( Sal 32, 1-2; 4-6; 18-19). Il salmista apre la sua preghiera invitando a cantare al Signore con l'arpa e la cetra perché ha compiuto grandi cose a favore del suo popolo. Dobbiamo lasciarci trasformare in pietre vive ( 1Pt 2, 4-9). In Cristo risorto quanti crediamo in lui siamo trasformati "in polpo sacerdotale" il cui compito consiste nell'annunciare la salvezza operata dal Risorto. Come l'antico Israele venne costituito "popolo sacerdotale" ai piedi della roccia del Sinai così, i credenti in Cristo, la Chiesa, vengono, anch'essi costituiti "popolo sacerdotale" intorno alla roccia che è il Risorto. È rimanendo a lui strettamente collegati che ci trasformiamo in pietre vive atte a costruire la Chiesa corpo mistico di Cristo. Chi vede vede Cristo vede il Padre ( Gv 14, 1-12). Durante l' "ultima cena" Gesù parla con i "suoi amici" della sua relazione con il Padre e li prepara al suo congedo imminente, precisando però che, il suo "andarsene" non è da leggersi scomparire ma "precederli" nella casa del Padre. Tommaso, a nome degli undici rimasti, domanda quale sia la via dove si trova questa casa del Padre. Gesù gli risponde indicando se stesso come via ma anche come immagine del Padre. Questa immagine paterna non facile da cogliere perché va vista non con i sensi ma col cuore che indaga sulla "verità e la vita". Se vogliamo raggiungere anche noi le case del Padre è necessario che, con determinazione, costi quel che costi, diventiamo anche noi, per gli altri, via verità e vita. REVISIONE DI VITA - Ci sono dei momenti in cui ci sentiamo come bombardati dalle avversità della vita, in questi momenti ci sentiamo pietre vive della costruzione o pietre inutili? - La nostra fede è davvero fondata sulla "Roccia"? - È la casa del Padre il luogo in cui aspiriamo a vivere o le preferiamo gli agi e il quieto vivere? |