| Omelia (00-00-0000) |
| don Luciano Sanvito |
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Il mangiare non annulla, ma trasforma le energie In questo apparente annullamento e disfacimento del corpo esteriore, e nel prosciugarsi del sangue, ecco riapparire in modo nuovo e universale l'energia del mondo: di quello umano, di quello divino, di quello di ogni realtà in cammino nel procedere della storia. Ciò che sembra perdersi si va recuperando e rifacendo in modo nuovo; quello che spariva nel nulla, diventa un nulla da cui parte ogni cosa, una specie di base di lancio pura e chiara, dove la spinta della potenza energetica può avvenire nel modo migliore e nella traiettoria ottimale, che rende la velocità assimilabile al tempo atomico del presente. Nella parzialità del cibo mangiato, nella goccia del sangue versato, avviene l'analisi piena e perfetta, che fa ripartire ogni realtà secondo il cammino della Buona Volontà Universale. In essa, tutto è riassunto; ad essa tutto è orientato, attraverso di essa tutto quanto viene riespresso, in modo nuovo, mirabile e sorprendente, al di là di ogni attesa. E tutto questo attraverso un po' di pane, e un po' di vino. Semplici segni della parzialità dell'umano, ma anche semplici segni della potenzialità del divino, che non schiva mai la storia, ma la trapassa e oltrepassa, facendo del segno un filtro, una garanzia, un ponte e un abbraccio, in quella Allenza nuova che solo l'accoglienza del dato permette di poter realizzare ancora. Una metamorfosi dell'energia umana, sublimata in potenza, prima, e poi in atto divino, di fede, di speranza e di amore che pervade la storia, quasi come un profumo, e la unge quasi fosse un unguento, e la conserva come fosse la mirra. In questo morire del pane e del vino nell'umano, l'umano rinasce al divino eterno. Pane e vino si trasformano nell'oro e nell'incenso del mondo, per il rinascere oggi. |