| Omelia (22-05-2011) |
| don Luciano Sanvito |
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Cercare ciò che c'è già L'affanno e i problemi, insieme alle gioie, nella vita a volte diventano talmente importanti che ne restiamo - per così dire - accecati. E così non vediamo più la strada, la "via". Non solo fuori di noi, ma anche dentro queste realtà, la via, e l'orientamento di esse scompare: l'affanno e il problema, invece di essere relativo, o si fa assoluto, o ci crea ancor più caos e disordine e buio; e non vediamo più quella strada che invece dovremmo percorrere con fatica ma nella consapevolezza, proprio come sui sentieri, di salire in alto, superando i sassi e gli ostacoli nel cammino. E allora cerchiamo, cerchiamo...e questo cercare si fa sempre più stringente, e ci chiude e ci soffoca in noi stessi. Cerchiamo, e non vediamo invece che quello che cerchiamo già lo abbiamo, e proprio lì di fronte, davanti a noi. Ci manca la capacità di vedere, o meglio ancora, di discernere quello che c'è. Non riusciamo più ad accorgerci. A ricevere in dono la vista della "via" dentro e fuori di noi. Rivalutare quello che abbiamo, che siamo, quello che sono gli altri, quello che è il mondo, nella sua energia universale che ci viene incontro ogni giorno in dono. Questa è l'opera di una Verità che riappare, riemerge alla vista, ogni volta che ci lasciamo richiamare dai segni di essa. Il segno: ecco la chiave di apertura ad ogni strada, ad ogni "via" che vogliamo intraprendere dentro e fuori da noi, dalla più piccola realtà alla più grande immensità. Ma lo sguardo sull'infinito parte sempre da quel segno che ci troviamo addosso, ogni giorno, e magari ci da fastidio...mentre esso è lì per aiutarci a rivedere il tutto. |