| Omelia (27-03-2011) |
| don Maurizio Prandi |
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L'acqua della relazione Tre sono le immagini simboliche che, a partire da oggi, ci accompagneranno in queste domeniche di quaresima: l'acqua, la luce, la vita. Credo di poter interpretare così l'acqua della quale prima lettura e vangelo di questa terza domenica sottolineano l'importanza: è l'acqua della relazione... l'acqua sono le relazioni che viviamo nelle nostre giornate: la relazione con Dio e con le persone che stanno al nostro fianco o che incontriamo, più o meno casualmente. Una relazione combattuta quella del popolo d'Israele nel deserto... una difficile relazione con Dio, continuamente messo alla prova dalla incredulità di chi, comunque pressato dalle difficoltà, non riusciva a riconoscere la presenza di Dio. Mi piace questa continua domanda che chi cammina nel deserto si pone: Dio è in mezzo a noi oppure no? Tutto sommato dietro a questa domanda sento un desiderio, da parte del popolo d'Israele, non di un Dio che risolva situazioni, ma di un Dio che condivida, non di un Dio che da risposte ma di un Dio che sta, che fa compagnia. Lo lego alla richiesta che mi ha fatto ieri Angelica, la mamma di Maria Angel, che dopo una lunga malattia ha visto la figlia morire... la mamma, anziana, in una stanza e nella stanza a fianco la figlia... la mamma a custodire, a vegliare dal suo letto e la figlia nel suo letto a lottare contro il male. E quando la malattia ieri ha vinto, solo una richiesta da parte della mamma: in questo mio dolore, in questo mio deserto, non lasciatemi sola, aiutatemi... anche questa donna, oramai molto anziana, si è sentita abbandonata "pur non avendo mai fatto nulla di male" dice... ha chiesto l'acqua della relazione, della vicinanza, della compagnia, dell'amicizia. In questa pagina del libro dell'Esodo mi pare che Dio senta tutta la debolezza, tutta la fragilità dei suoi figli; credo che la verifica della presenza di Dio sia una tentazione che accompagna la fede e credo anche che la fatica, le difficoltà possono indurire il cuore ed è per questo che Dio, ancora una volta mostra il suo amore, la sua misericordia e si fa roccia... roccia che si fa colpire, ferire... si fa sorgente d'acqua. Pensando alla richiesta di questa donna anziana allora mi viene da dire che ognuno di noi può diventare roccia e sorgente d'acqua per i fratelli e sorelle che gridano la loro difficoltà. Anche la seconda lettura ci parla della misericordia di Dio con gli uomini, perché, ci dice san Paolo, che nonostante il nostro peccato Gesù dona la sua vita per noi... nonostante le nostre distanze, le nostre debolezze, indecisioni. Anche qui Dio si rivela come qualcuno che comprende e che si china sulle nostre fragilità è quando eravamo ancora deboli... la fede ci permette così di riconoscere il vero volto di Dio: non qualcuno che ci rimprovera ma qualcuno sempre disposto a venirci incontro, con amore e benevolenza per darci la forza necessaria ad assumerci le nostre responsabilità. Ognuno di noi, nella sua debolezza e nella sua fragilità sperimenta il trovarsi di fronte a Gesù morto per lui... senza nessun valido se non per l'assoluta gratuità dell'amore... Solo l'amore spiega la causa della morte di Cristo per noi (don Giovanni Nicolini). Di questo testo mi piace molto anche il carattere per così dire... liturgico. Gesù e la nostra fede ci permettono "l'accesso" alla grazia... questo termine, accesso, nell'AT ha un valore liturgico e indica (nel suo corrispondente verbo) l'accesso dei sacrifici, portati presso Dio all'altare e alla Tenda. Inoltre indica l'accedere dei sacerdoti consacrati da Mosè alla Tenda. Mi piace questo perché la relazione con Dio allora, lo stare in pace con Lui e mantenere viva la speranza avvengono all'interno di una "celebrazione della vita" nella quale sperimentiamo, non le nostre capacità, ma la gratuità dei doni di Dio[1]. Infine il passaggio di vangelo, così bello, così ricco... nelle nostre comunità lo abbiamo drammatizzato, con l'aiuto dei bimbi, presso il fonte battesimale... Gesù e la donna samaritana a dialogare al pozzo (il fonte battesimale appunto)... e abbiamo sottolineato il significato del pozzo che nell'AT significa la torah, la legge, che in modo solenne viene oggi sostituita da Gesù, seduto appunto sul (e non a fianco come alcuni traducono...) pozzo ed è luogo di appuntamenti amorosi: al pozzo i ragazzi andavano per conoscere le ragazze che tutti i giorni attingevano acqua. Che bello questo Dio che in Gesù dà appuntamento alla donna samaritana e a ciascuno di noi che, carico delle sue fatiche e debolezze cerca, in fondo in fondo di incontrare chi può placare la propria sete. Anche Gesù ha bisogno di acqua, ovvero di relazione... il vangelo allora ci interpella io credo sulle nostre "seti", ovvero sui nostri desideri è La nostra sete profonda è sete di incontro e di relazione scrive Enzo Bianchi e oggi ci viene detto che l'incontro comincia quando si ha il coraggio di farsi mendicanti presentandosi all'altro nella propria povertà... ecco che la donna, chiedendo l'acqua che Gesù le può dare condivide la sua povertà, la sua necessità. Questa povertà condivisa diventa la base dell'incontro nella verità. Ciò che disseta è veramente l'incontro: leggendo bene ci rendiamo conto che la donna non attingerà acqua e Gesù non berrà. Al pozzo, (immagino io...) la donna ci era andata nell'ora più calda, probabilmente perché non voleva incontrare nessuno... perché già troppi l'avevano additata, giudicata, per quella sua storia che non vuole raccontare fino in fondo (non ho marito...). Al pozzo ha incontrato chi non la giudica, chi non la aggredisce chi non la umilia in una descrizione imbarazzante del suo peccato, della sua storia di tanti amori cercati e traditi (mons. V. Paglia). Pensando al modo che ho di relazionarmi con le persone, mi viene in mente questo: a volte, quando devo dirne quattro a qualcuno dico: Devo leggergli la vita la vita a quello! Gesù ancora una volta mi sorprende, perché Gesù le spiega, con sensibilità, tutta la sua vita e questo colpisce la donna di Samaria: essere conosciuta ed essere amata, così com'è! Non è un giudizio, non è una legge quella che cambia i cuori, ma il lungo, insistente incontro con quell'uomo che parla con libertà e amore (mons. V. Paglia). Che bello se la chiesa fosse questo pozzo sul quale Gesù sta seduto... che tutti, ma proprio tutti potessimo avvicinarci per attingere l'acqua della consolazione, dell'amore, del perdono. Sia così anche per i nostri cuori, possessivi e peccatori, ma conosciuti, amati e perdonati dal Signore, uomo assetato che cammina e chiede amore. Il Signore ci insegni ad essere fonte d'amore, servendo chi ha sete, trovando così l'amore che non finisce e che estingue la nostra sete (mons. V. Paglia) [1] Scrive, a questo proposito, don Giovanni Nicolini: Proprio perché la nostra giustizia non è il risultato di una nostra opera, non è un nostro merito o l'esito di un nostro sforzo e impegno, proprio per questo "siamo in pace con Dio" (alla lettera "abbiamo pace verso Dio"). Il rigore con il quale l'Apostolo ci ha portato a considerare e a analizzare l'atto e la realtà della fede ora ci consente e, mi sembra, in certo modo esige, di considerare la pace nella quale la totale gratuità del dono di Dio ci pone. Se fosse opera nostra non ci potrebbe lasciare per un istante l'ansia di perdere quello che abbiamo ottenuto; ma siccome tutto quello che abbiamo e siamo viene da Dio, il vero impegno sarà nel custodire e nell'incessante accogliere il dono della fede. In tutto questo, ma lo vedremo più profondamente nel seguito, abbiamo contemplato l'autore della nostra fede e della nostra salvezza; dice infatti "per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo"! |