Omelia (17-04-2011)
Gaetano Salvati
Gloria crocifissa

Cari fratelli, oggi celebriamo l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme (Mt 21,7) e il pensoso e penoso "Crocifiggilo" (27,22) della folla riunita per condannare Cristo.
Il gesto dell'aspersione dei rami con l'acqua benedetta è il segno sublime della nostra acclamazione al Re: «benedetto colui che viene nel nome del Signore» (v. 9); mentre l'antifona, intonata dall'assemblea dei fedeli al momento della processione verso l'altare, ricorda la numerosissima folla che, duemila anni fa, al grido di: «Osanna al Figlio di Davide» (v. 9), accolse il Salvatore.
La liturgia della Domenica delle Palme propone due letture di Vangeli, entrambe di San Matteo. La prima, proclamata all'inizio della processione delle palme, ha narrato l'accoglienza magnifica che il popolo d'Israele ha concesso al Salvatore. Gesù, mite ed umile (21,5), seduto su di un'asina, vuole essere acclamato da noi Re e Signore dell'universo.
La lunga lettura del Passio, introduce il discepolo verso la comprensione del mistero Pasquale. San Matteo, infatti, ci permette di cogliere il dramma delle ultime ore di Gesù: dalla cena con gli Apostoli, all'arresto del Figlio di Dio; dal processo dinnanzi al Sinedrio e a Pilato, alla Via Crucis, fino alla morte del Nazareno.
Le due letture del Vangelo sono in forte contrasto fra di loro. Gli "Osanna" che accolsero Gesù, si tramutano in grida di odio verso di Lui: "Crocifiggilo". Dov'è la gloria che spetta al Re? Il Maestro, parlando dal trono mirabile della croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi ha abbandonato» (27,46), insegna al mondo che la vera gloria bisogna nasconderla in Dio. Offrendo se stesso al Padre, mostra che la sua gloria è crocifissa, pienamente concretizzata secondo il disegno divino. Abbandonandosi a Dio, Egli attua, con il sacrificio della sua vita, la salvezza per tutti gli uomini. Lui è il vero Re, Colui che immola la sua esistenza per rendere partecipi ciascuno della vita divina.
Noi, comunità ecclesiale, riflettiamo sulla regalità del Messia. Egli, l'unico Re, innocente, andato incontro al giudizio e alla morte senza fare resistenza, è la fonte della nostra speranza. Lui che raccoglie tutte le croci sparse per il mondo, vale a dire, tutte le ansie che affliggono la nostra quotidianità, trasforma la tristezza in gioia, lo sconforto in consolazione, la malattia in dono da presentare all'Onnipotente. Accostiamoci, dunque, al nostro Re, glorioso e crocifisso. Meditiamo, in questa settimana che ci condurrà al triduo pasquale, la bellezza di un Dio che, non disprezzando la sofferenza, ci invita a seguirlo nella gloria altissima della risurrezione.
Amen.