| Omelia (10-04-2011) |
| don Roberto Seregni |
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Vita nuova Questa sera ho avuto la fortuna di poter leggere e meditare questa meravigliosa pagina di Vangelo con un gruppo di giovani della mia comunità. La giornata è stata molto impegnativa, ma il pensiero di potermi sedere intorno a un tavolo con la Bibbia in mano e condividere la Parola con questi compagni di viaggio, mi ha sostenuto e incoraggiato. Il racconto del ritorno alla vita di Lazzaro è molto animato, ma al centro della scena - come sempre - sta Gesù. Tutto ruota attorno a Lui, alla sua presenza e alla Sua Parola. Anche la "rianimazione" di Lazzaro è tutta puntata verso Gesù, è un' anticipazione della grande notizia della Pasqua: la morte è sconfitta, non è più l'ultima parola sulla vita dell'uomo. L'evangelista Giovanni ci consegna una mappa per poter decodificare il cammino che Gesù si prepara a compiere. Lazzaro morirà di nuovo, la sua resurrezione non è come quella di Gesù, per questo l'ho chiamata "rianimazione". Lazzaro ritorna alla sua vita di prima e morirà di nuovo. Ma il segno operato da Gesù, il ritorno alla vita dell'amico di Betania, indica che la morte non è più padrona dell'uomo, che siamo incamminati verso altro; che l'ultima parola sulla nostra esistenza non è la morte, ma la vita; che questa certezza ci deve stanare dai nostri sepolcri e sbendare da tutte le nostre immobilità. Vorrei sottolineare un ultimo particolare: il pianto di Gesù. Ho letto che importanti studiosi hanno dato moltissime interpretazioni a questo pianto. A me piace fermarmi a quanto riporta l'evangelista: «Gesù disse: "Dove l'avete posto? ". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere! ". Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: "Guarda come lo amava!"». E' davvero stupenda questa scena: Gesù arriva davanti al sepolcro del suo amico e piange. A volte sento parlare di Dio come di un asettico ingegnere che si preoccupa di far girare tutti gli ingranaggi dell'universo con scientifico distacco o come il regista di un reality planetario che si diverte ad osservare le mosse dei suoi ignari prigionieri... Guardate Gesù che piange davanti al sepolcro del suo amico e poi ditemi se è ancora possibile pensare ad un Dio così! Fissiamo lo sguardo sulle lacrime di Gesù, sulla sua passione per la vita, sulla bellezza di un Dio che si fa carne e ha lacrime per piangere un amico e parole potenti per far riesplodere il miracolo della vita nelle sue vene. Coraggio, cari amici masticati dalla vita, Gesù rivolge a voi le stesse parole che scatenarono la speranza nel cuore di Marta e Maria: "Io sono la resurrezione e la vita". Rotoliamo via le pietre dai nostri sepolcri, liberiamo le nostre chiusure e facciamo prendere aria alla fede un po' ammuffita. Gesù ci chiama fuori dai nostri sepolcri per iniziare una vita nuova! Pronti? Buona settimana dR [email protected] |