| Omelia (10-04-2011) |
| CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) |
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Il tema delle letture di oggi è quello della vita: vita che vince i sepolcri, come ci annuncia il profeta Ezechiele nella prima lettura; vita che ci viene data per mezzo dello Spirito che abita in noi e che ci santifica, come ci ricorda Paolo nella lettera ai Romani e la vita nuova che è Gesù, come dice lui stesso nel Vangelo di Giovanni: "Io sono la risurrezione e la vita" (v. 25). Gli ebrei sono esiliati a Babilonia e privi di ogni punto di riferimento sia politico che religioso. La prospettiva è quella del pessimismo e della rassegnazione: "La nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!". Il profeta alza la sua voce per far capire che Dio non li ha abbandonati: "farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete...". Non si tratta della resurrezione finale, ma quella del tempo presente che parte dal cuore e riaccende la speranza. Quante volte nella nostra vita di coppia abbiamo vissuto questi sentimenti, specialmente quando le cose non si svolgono secondo i nostri desideri, con il rischio di essere morti ancora prima di morire, ma Dio ci dice "io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe". San Paolo, nella lettera ai cristiani di Roma, afferma che dobbiamo vivere secondo lo Spirito che dà la vita, sottendendo anche lui che questa "vita nuova" non avrà inizio solamente nell'«ultimo giorno», ma è già ora. Il Salmo 129 chiede al Signore di dare ascolto al gemito del cuore di chi lo supplica e implora il suo perdono e la sua misericordia; per questo possiamo confidare nelle parole del Signore che è bontà e misericordia. Sia Paolo che il salmista ci invitano quindi a confidare maggiormente in Dio e nel suo Spirito, capaci di aiutarci e starci vicini sia nei momenti di gioia che in quelli meno belli che ci provocano sconforto e desiderio di rinunciare, o mettere in discussione quel sì che gli abbiamo detto nel giorno del mostro matrimonio. Nel vangelo di Giovanni troviamo il racconto del "ritorno alla vita" di Lazzaro che avviene, ce lo ricorda lo stesso evangelista, "per la gloria di Dio e perché il Figlio sia glorificato". Giovanni ci presenta un Gesù uomo sino in fondo. Egli ha degli amici, viene informato della malattia di Lazzaro, si addolora, piange. La risurrezione di Lazzaro è concessa per la fede di Marta e Maria ed è proprio questo legame di fede con lui la condizione della nostra risurrezione. Gesù dice infatti a Marta: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». La resurrezione e la vita eterna sono realtà che caratterizzano la nostra fede e che hanno un impatto decisivo sulla nostra vita, sul suo orientamento e sulle scelte che ogni giorno dobbiamo operare. La speranza di una vita che continua anche dopo la morte deve però portarci ad amare la vita oggi, ad adoperarci perché essa sia vissuta in pienezza, nella gioia, nell'amicizia, nell'amore. E' il grido della vita sulla morte che tira Lazzaro fuori dal sepolcro. Dio è il Dio dei vivi e non dei morti. Nel pianto di Gesù per la morte di un amico possiamo cogliere la sua partecipazione al dolore del mondo, il suo entrare nella storia dell'uomo, di ogni uomo e di tutta l'umanità, indicandoci che abbiamo il dovere di partecipare al dolore di chi ci sta vicino, di condividerne i momenti difficili. Questo brano ci aiuta anche a scoprire meglio l'umanità di Gesù: Lazzaro, Marta e Maria sono suoi amici ed è forse nell'amicizia con questi tre fratelli che Gesù rende evidente la gratuità dell'amore, della confidenza, della condivisione. Il grido con cui Gesù chiama Lazzaro, "Vieni fuori!", è un invito a ciascuno di noi ad essere capace di uscire dalla tomba del proprio egoismo, torpore, grettezza, disperazione. Richiamato poi alla vita, Gesù dice "liberatelo e lasciatelo andare", quasi a ricordare a tutti noi che la potenza divina rischia di rimanere imprigionata e non operare in noi un cambiamento se noi non trasformiamo il nostro cuore. Nella storia di Lazzaro possiamo anche cogliere un altro aspetto: c'è una risurrezione del corpo e c'è una risurrezione del cuore; se la risurrezione del corpo avverrà "nell'ultimo giorno", quella del cuore avviene, o può avvenire, ogni giorno. E' proprio a questo che dobbiamo tendere all'interno della nostra famiglia, con le persone che ci stanno più vicine: far risorgere ogni giorno l'amore che ci ha portati quel giorno ad essere l'uno per l'altro e assieme una sola cosa. Se quindi viviamo momenti difficili nella nostra vita di coppia, non lasciamoci seppellire, ma seguiamo l'invito di Gesù a togliere la pietra che pone un sigillo di morte su tutte le nostre speranze, e riempire la nostra vita con gesti d'amore per la bellezza, per la giustizia, per chi ci sta vicino, perché tutto ciò che è vero, bello, giusto, tutto ciò che parla di amicizia e di affetti rappresenta già una vittoria della risurrezione sulla morte.Rotoliamo quindi via le pietre dai nostri sepolcri, liberiamo le nostre chiusure, Gesù ci chiama fuori dai nostri sepolcri per iniziare una vita nuova! Per la riflessione di coppia e di famiglia: - Quali sono le pietre che ci chiudono alla vita, alla gioia, all'amicizia, all'amore? - Quali azioni di resurrezione cerchiamo di operare nella nostra coppia e nella nostra famiglia? - Alla luce della commozione di Gesù di fronte alla morte di Lazzaro esaminiamo i nostri atteggiamenti nei confronti di chi vive accanto a noi momenti di sofferenza e di difficoltà. |