| Omelia (10-04-2011) |
| don Luca Orlando Russo |
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«Lazzaro, vieni fuori!» Se è vero, come è vero, che la quaresima è un tempo che ci è offerto per liberare il cuore da tutto ciò che ci impedisce di accogliere il dono di Dio, il brano evangelico della risurrezione di Lazzaro rappresenta una tappa fondamentale. La confidenza che abbiamo con la Parola di Dio ci suggerisce che la risurrezione non può essere solo un ritorno alla vita fisica, la rianimazione di un cadavere. La tradizione biblica ci insegna, infatti, che l'uomo vive solo quando è amico di Dio, sa stringere relazioni costruttive con gli altri e, infine, gode di buona salute. Questi tre aspetti non solo non vanno mai disgiunti, insegna la bibbia, ma alla comunione con Dio va data la priorità, giacché essa rappresenta il fine ultimo della vita dell'uomo. Se queste sono le premesse, si comprende che per Lazzaro l'esperienza della morte e della successiva risurrezione non hanno significato solo il passaggio dalla morte alla vita fisicamente intese, ma molto di più. Ma affinché tutto questo potesse avvenire, Gesù è andato incontro a numerose esperienze di morte, a conferma che l'Amore si spende senza sosta a servizio della vita. La prima di queste viene a Gesù proprio dai suoi discepoli che, memori del fatto che Gesù era scappato da Gerusalemme perché avevano già provato ad ammazzarlo, e quando arriva la notizia della malattia di Lazzaro, stava sul Giordano, non si lasciano facilmente convincere a tornare in Giudea, vicinissimo a Gerusalemme. Infatti, ci mettono quattro giorni, segno che c'è malcontento e che qualcuno prova a rallentare la marcia. Quindi Gesù, che deve sopportare l'incomprensione della sua comunità, è già solo. La seconda esperienza di morte Gesù la vive quando, venuto a sapere della malattia di Lazzaro, vorrebbe precipitarsi da lui per guarirlo, ma riceve uno stop dal Padre: quella morte è per la vita. Gesù aspetta che muoia! Immaginiamo quanto deve aver sofferto a condividere solo da lontano tutto il malessere e la tensione che vivono Lazzaro e sorelle, amici di Gesù; sofferenza sia per l'agonia di Lazzaro sia per l'assordante silenzio e assenza dell'amico Gesù, che nel momento del bisogno si scopre un bidone. Il pianto in cui sbotta arrivando da loro, rivela quanta tensione e sofferenza ha vissuto in tutta questa situazione. A far soffrire Gesù deve essere stato anche il ritornello: "Se tu fossi stato qui, non sarebbe morto", come anche la scelta di Maria che rifiuta di venirgli incontro e rimane in casa. Anche ascoltare le affermazioni di Marta che dichiara di credere che lui può tutto, sapendo benissimo che non crede a una sola parola di ciò che dice, non lo hanno lasciato indifferente. È come se sciorinasse tutto il credo imparato a memoria al catechismo, tant'è vero che quando Gesù chiede che sia tolta la pietra, Marta si oppone. Ancora più faticoso per Gesù deve essere stato vedere Lazzaro uscire dalla tomba e non potergli correre incontro per riabbracciarlo, perché l'amico è ancora troppo arrabbiato per lo scherzo che ha subito. Ha bisogno di togliersi le bende maleodoranti, di lavarsi e di tempo per capire che senza questa prova non avrebbe mai creduto veramente al discorso della risurrezione. Perciò Gesù dice: "Liberatelo e lasciatelo andare". Dulcis in fundo, Gesù sa bene che la risurrezione di Lazzaro scatenerà definitivamente l'ira di chi lo vuole morto. Buona domenica e buona settimana! |